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Scontro ideologico

Biennale di Venezia, polemica sui fondi europei: “Pressioni inaccettabili, la cultura non si censura”

Il consigliere regionale Davide Lovat attacca l’Unione Europea per le condizioni legate alla partecipazione russa: “Rischio ricatto e danno per famiglie e imprese, servono dialogo e nuove scelte”

Davide Lovat

Davide Lovat

Si accende il dibattito in Veneto attorno alla Biennale di Venezia e alle scelte legate alla partecipazione internazionale. A intervenire è il consigliere regionale Davide Lovat, che critica duramente le pressioni dell’Unione Europea sull’istituzione culturale veneziana.

Secondo Lovat, la possibilità di togliere finanziamenti nel caso in cui venga ammessa la Russia con un proprio padiglione rappresenterebbe un atto “indecente e inaccettabile”. Il consigliere parla apertamente di un tentativo di condizionare una realtà culturale di livello mondiale, piegandola a logiche politiche e ideologiche.

Al centro della presa di posizione c’è il ruolo della cultura, che – sottolinea – dovrebbe restare uno spazio libero di confronto e dialogo tra i popoli, soprattutto nei momenti di maggiore tensione internazionale. L’idea di escludere un Paese da eventi culturali, viene evidenziato, rischia di trasformarsi in una forma di chiusura che non contribuisce a risolvere i conflitti.

Nel suo intervento, Lovat richiama anche il valore simbolico della Biennale di Venezia per il territorio veneto e per il panorama internazionale, ribadendo che non dovrebbe diventare uno strumento di propaganda politica.

Non manca un riferimento alle conseguenze economiche. Il consigliere evidenzia come la situazione attuale stia già pesando su famiglie e imprese, tra rincari e difficoltà legate all’energia. Da qui l’invito a cambiare direzione, riaprendo il dialogo e lavorando per una soluzione del conflitto in Ucraina.

Infine, viene ribadita l’idea che proprio la cultura possa rappresentare un punto di ripartenza: un ponte tra Paesi in grado di favorire il dialogo, anziché nuove divisioni.

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