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Ricerca farmaceutica

Da Padova nuovi studi sul dolore: la ricerca punta a terapie più efficaci e meglio tollerate

Un gruppo dell’Università di Padova ha analizzato come alcune molecole agiscono sulle cellule aprendo la strada a cure antidolore più mirate e con minori effetti indesiderati

Da sinistra Girolamo Calò, coordinatore dello studio, e Davide Malfacini, ricercatore al Dipartimento di Scienze del Farmaco

Da sinistra Girolamo Calò, coordinatore dello studio, e Davide Malfacini, ricercatore al Dipartimento di Scienze del Farmaco

Nuovi sviluppi nella ricerca sui farmaci contro il dolore arrivano dal Veneto. Un team guidato dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica «British Journal of Pharmacology» che potrebbe contribuire in futuro alla realizzazione di terapie più efficaci e meglio tollerate dai pazienti.

Al centro della ricerca c’è una sostanza prodotta naturalmente dal nostro organismo, la nocicettina/orfanina FQ, coinvolta nella regolazione di diverse funzioni del sistema nervoso. Questa molecola agisce attraverso un recettore chiamato NOP, una struttura presente nelle cellule che appartiene alla stessa famiglia dei recettori degli oppioidi, ma con caratteristiche proprie e distinte.

Secondo lo studio, il sistema legato al recettore NOP non è importante solo per il controllo del dolore, ma potrebbe avere un ruolo anche in altri ambiti, come l’equilibrio dell’umore e dell’ansia. Proprio per questo, comprenderne meglio il funzionamento potrebbe aprire nuove possibilità anche sul fronte di disturbi come depressione e ansia.

Per analizzare questi meccanismi, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica avanzata che consente di osservare in modo dettagliato tutte le risposte attivate all’interno della cellula. In pratica, invece di limitarsi a verificare se una sostanza “accende o spegne” un recettore, lo studio ha permesso di capire quali segnali vengono attivati, con quale intensità e in che modo differiscono da una molecola all’altra. Il risultato è una sorta di mappa del funzionamento interno delle cellule.

«Il nostro lavoro mostra, con un livello di dettaglio molto elevato, come alcune molecole possano attivare in modo differente il recettore NOP» spiega Davide Malfacini, primo autore dello studio e ricercatore dell’ateneo patavino. «Capire in modo più preciso come agiscono sostanze diverse sullo stesso bersaglio potrà aiutare, in futuro, a sviluppare farmaci più selettivi, con un migliore equilibrio tra efficacia e tollerabilità».

Sulla stessa linea anche Girolamo Calò, coordinatore della ricerca, che sottolinea come l’ateneo sia in grado di portare avanti studi avanzati su una delle principali famiglie di bersagli dei farmaci moderni, coinvolti nell’azione di una parte molto ampia delle terapie oggi in uso.

Lo studio si inserisce in un filone innovativo della farmacologia che osserva come una stessa molecola possa generare effetti diversi a seconda del modo in cui interagisce con il recettore. Questo approccio potrebbe risultare decisivo per progettare in futuro medicinali più mirati e con minori effetti collaterali.

Alla ricerca hanno contribuito anche altri soggetti esterni all’ateneo veneto, nell’ambito di una collaborazione internazionale.

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