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14.04.2026 - 11:00
Foto di repertorio
La presenza del lupo in Trentino non è più un fenomeno di ricolonizzazione recente, ma una realtà strutturata che richiede una gestione tecnica e politica complessa. Negli ultimi anni, il dibattito si è spostato dalla protezione assoluta della specie alla gestione attiva dei conflitti con le attività umane, in particolare l'allevamento di montagna.
Secondo gli ultimi dati ufficiali del Rapporto Grandi Carnivori, la popolazione di lupi in Trentino mostra segnali di stabilizzazione, con una leggera ridistribuzione geografica.
Branchi stimati (2025): Sono stati rilevati 22 branchi, in calo rispetto ai 27 degli anni precedenti. Questa diminuzione non indica necessariamente un declino della specie, ma uno spostamento di alcuni nuclei verso nord (Alto Adige) e territori limitrofi.
Mortalità (Inizio 2026): Tra gennaio e marzo 2026, sono stati rinvenuti 10 lupi morti. La causa principale rimane l'impatto con i veicoli (7 casi su 10), evidenziando il rischio legato alla frammentazione dell'habitat e alle infrastrutture stradali.
Distribuzione: I branchi occupano ormai gran parte del territorio provinciale, con una presenza storica consolidata in Lessinia e una diffusione crescente nelle valli laterali.
Il 2025 ha fatto registrare un aumento significativo dei danni attribuiti al predatore, nonostante la stabilità del numero di esemplari.
| Parametro | Dato 2025 | Variazione rispetto al 2024 |
| Eventi di danno | 155 casi | +31% |
| Indennizzi liquidati | ~135.000 € | In aumento |
| Zona più colpita | Valsugana | - |
L'aumento dei danni è spesso legato a singoli esemplari o nuclei che imparano a eludere le misure di protezione (recinzioni elettriche e cani da guardiania), concentrando le predazioni su greggi e mandrie in zone dove la prevenzione è più difficile da attuare.
Il Trentino è stato pioniere, non senza polemiche, nell'introdurre la possibilità di prelievi selettivi (abbattimenti) per esemplari considerati "problematici".
Prevenzione: La Provincia continua a finanziare recinzioni elettrificate e la fornitura di cani da guardiania, ma gli esperti sottolineano che in alcune aree d'alpeggio queste misure raggiungono un limite tecnico di efficacia.
Tecnologia: È in corso una forte spinta per l'uso dei radiocollari satellitari. Questi strumenti non servono solo a fini scientifici, ma permettono di monitorare in tempo reale gli spostamenti dei branchi vicino ai centri abitati o alle aree pascolive, facilitando interventi di dissuasione.
Quadro legale: La gestione rimane sospesa tra le leggi provinciali che spingono per una maggiore autonomia nei prelievi e le normative nazionali/europee (Direttiva Habitat) che proteggono rigorosamente la specie.
Nota scientifica: La biologia del lupo suggerisce che il territorio provinciale potrebbe ospitare in futuro fino a 40 branchi se la disponibilità di prede selvatiche (caprioli, cervi, cinghiali) rimarrà elevata e la pressione antropica non ne limiterà l'espansione.
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