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Raddoppio delle giornate di fermo pesca, la protesta: “Una forte penalizzazione per il settore ittico”

Fermo pesca, Corazzari: "Misura inaccettabile, il settore è già in difficoltà"

Assessore regionale alla Pesca Cristiano Corazzari Assessore regionale alla Pesca Cristiano Corazzari
“Il raddoppio delle giornate di fermo tecnico è una misura inaccettabile che va a colpire ulteriormente un settore in forte difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria. Non c’è stato alcun confronto né con le Regioni né con le associazioni di categoria e professionali. Si tratta di una nuova forte penalizzazione che le nostre imprese non sono in grado di sostenere, il rischio è che tagliando in questo modo le giornate lavorative la produttività scenda sotto la soglia di sopravvivenza con la conseguenza disastrosa di veder chiudere molte attività provocando in più pesanti ricadute occupazionali”. Sono le parole di commento dell’assessore alla Pesca della Regione Veneto, Cristiano Corazzari alla notizia della pubblicazione di un nuovo decreto della Direzione Generale Pesca del ministero delle Politiche agricole con la quale si prevede, dopo i 40 giorni di fermo pesca biologico il raddoppio delle giornate di fermo pesca tecnico passando dagli attuali 15 a 30 giorni per barche inferiori ai 24 metri, e dagli attuali 20 a 40 giorni di stop per imbarcazioni di lunghezza superiore.

Fermo pesca, Corazzari: "La Regione condivide le preoccupazioni per il nuovo decreto: il settore ittico è di primaria importanza"

“La pesca è un comparto di primaria importanza per il Veneto e non possiamo che condividere le forti preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria e professionali per il nuovo decreto – conclude Corazzari – Il settore deve fare i conti con il drastico calo dei consumi di pescato dovuto all’emergenza sanitaria e alla chiusura del canale Horeca, (hotel, ristoranti e grande distribuzione) un’ulteriore penalizzazione soprattutto in un momento come questo non è sostenibile”. La preoccupazione dei pescatori è stata espressa dai sindacati Fai, Flai e Uila Pesca del Veneto che ribadiscono come l’aumento del blocco di fermo biologica contribuisca a mettere ulteriormente  a rischio la sopravvivenza delle imprese operanti nel settore ittico, con relative ricadute occupazionali e annunciano iniziative per scongiurare “questa ulteriore minaccia al comparto ittico”.
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