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31.01.2026 - 03:36
Foto di repertorio
I bilanci dei Comuni non ce la fanno più. La frase viene rinnovata di anno in anno dai sindaci di tutte le parti politiche. Non fa eccezione quello di Vicenza, Giacomo Possamai, che anche quest’anno, con la sua vice, nonché delegata al bilancio, Isabella Sala, ha cercato di far quadrare il cerchio. La musica più o meno è sempre la stessa e piace sempre meno ai cittadini: i governi, a prescindere dal “colore” politico, tagliano i fondi agli enti locali che si trovano, a loro volta, costretti a tagliare servizi o aumentare le tasse, o spesso entrambe le cose. Così il consiglio comunale di Vicenza si è trovato a fine dicembre ad approvare il bilancio di previsione 2026 (oltre 232 milioni di euro tra spese correnti e capitale, rate di mutui, partite di giro, ecc) e triennale 2026-2028: «Con un milione e 200 mila euro in meno – come ha fatto notare Sala -, sommatoria dei tagli sulla spesa corrente nel 2024 e 2025». Per cercare di tappare il buco l’amministrazione aveva deciso, già da metà dello scorso anno, tra le ire della minoranza di centrodestra, di aumentare l'Irpef e le aliquote Imu: «Contrariamente a quanto fatto da noi quando eravamo alla guida della città – in sostanza quanto commentato allora dagli esponenti delle minoranze -, la sinistra aumenta le tasse, e lo fa con estrema leggerezza». Parere “attualizzato” in consiglio comunale a fine dicembre, in sede di approvazione del bilancio di previsione, definendolo “Debole e decontestualizzato, inutile a migliorare la città”.
Diversa, ovviamente, la visione della maggioranza che per bocca del sindaco, della Sala e di altri esponenti, nel dibattito in consiglio comunale hanno sottolineato come, «Nonostante le difficoltà finanziarie dovute ai minori trasferimenti statali, ingenti soprattutto in materia di spesa sociale per minori e persone con disabilità e nel costo del personale, siano stati mantenuti e garantiti i servizi essenziali, mentre grazie anche al Pnrr, sono previsti per l’anno in corso investimenti in scuole, viabilità e protezione civile, per un totale complessivo di 63 progetti, e un progetto finanziato col Piano nazionale complementare, per un totale di quasi 50 milioni di euro, escluso quello “faraonico” da 20 milioni di euro relativo alla Biblioteca Bertoliana».
«Lo Stato - ha chiosato il sindaco - ha sottoscritto gli aumenti di stipendio previsti dal rinnovo dei contratti, ma non dà agli enti locali le risorse per pagare quegli aumenti, quantificabili in circa 2 milioni di euro nei prossimi due anni. In materia di asili nido, paradossalmente, decide di aiutare i Comuni che coprono con i posti disponibili meno del 33 per cento del numero di bambini, e non trasferisce fondi ai Comuni virtuosi come Vicenza, che negli anni scorsi hanno saputo costruire i nuovi asili e ora non possono gestirli. E infine, riduce i trasferimenti per capitoli delicati della spesa sociale, come l'affidamento dei minori per l’ospitalità disposta da decreto dell’autorità giudiziaria, che costa circa 894 mila euro, mentre lo Stato ne ha riconosciuto al Comune di Vicenza appena 38 mila».
Di qui, come detto in premessa, il ricalcolo di alcune voci di entrata, come l'Imu e l'aliquota Irpef: «Rispetto all’Imu che genera un gettito di 26 milioni di euro nonché 2 milioni di euro dall’attività di recupero dell’evasione, - ha spiegato l'assessore Sala - abbiamo rideterminato il passaggio da 0,48 a 0,66 per l’aliquota sugli alloggi locati a canone concordato, che si traduce in media in circa 8 euro al mese, e che mantiene comunque il nostro Comune tra i più virtuosi in Veneto e in tutta Italia. Abbiamo applicato agevolazioni per favorire nuove attività economiche, under 36, botteghe storiche, affitti agli studenti universitari: tutti modi per contribuire alla vitalità della città. Anche l’aliquota dell’addizionale comunale sull’Irpef è stata rideterminata, uniformandola allo 0,80 per cento per le tre fasce, con una differenza stimata secondo le fasce di circa 1 – 3 euro al mese».
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