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La memoria come responsabilità: un percorso che interroga il presente

Lavorare con le nuove generazioni sulla Shoah per comprendere i meccanismi della violenza e dell’esclusione

La memoria come responsabilità: un percorso che interroga il presente

Campodarsego. Ricordare la Shoah non significa fermarsi a un gesto rituale o a una data sul calendario. Significa assumersi una responsabilità verso il presente, interrogarsi su ciò che accade oggi, sui linguaggi che utilizziamo, sulle forme – talvolta sottili – attraverso cui si costruiscono esclusione, indifferenza e disumanizzazione. È a partire da questa consapevolezza che la città di Campodarsego ha costruito il proprio percorso per il Giorno della Memoria 2026, inserendolo in un progetto culturale ed educativo più ampio, rivolto all’intera cittadinanza e in modo particolare alle nuove generazioni.

In un contesto internazionale segnato da conflitti, instabilità e profonde incertezze, la memoria della Shoah diventa una lente critica per leggere il presente. Non perché debba essere la misura di ogni tragedia storica, ma perché rappresenta, nella sua forma estrema, il risultato di un processo graduale: la sottrazione dei diritti, la riduzione delle persone a categorie, la normalizzazione della violenza esercitata in nome dell’ordine e della legge. Una memoria viva, dunque, capace di porre domande anche scomode sul nostro tempo.

È in questa prospettiva che, nella mattinata di mercoledì 21 gennaio, il Comune di Campodarsego ha promosso, presso il Teatro Aurora, tre incontri con Matteo Corradini, rivolti agli studenti della scuola secondaria di primo grado e aperti alla cittadinanza. Corradini è ebraista, scrittore e studioso di letteratura per l’infanzia, da anni impegnato in un lavoro di ricerca e divulgazione sulla memoria della Shoah, con particolare attenzione ai linguaggi educativi e al dialogo con i più giovani. Il suo approccio, che unisce rigore storico e capacità narrativa, lo ha reso una delle voci più autorevoli nel panorama italiano della didattica della memoria.

Gli incontri hanno rappresentato un’occasione di ascolto e confronto, pensata per rendere la Shoah accessibile e comprensibile senza semplificazioni. Il percorso proposto ha affrontato il tema attraverso linguaggi diversi. Eravamo suono ha raccontato la storia dell’orchestra femminile di Auschwitz, istituita nel 1943 nel campo di sterminio di Auschwitz II-Birkenau e composta prevalentemente da giovani prigioniere ebree e slave, offrendo una riflessione profonda sul ruolo ambiguo della musica all’interno del sistema concentrazionario. Helene d’oro ha ripercorso la vicenda complessa di Helene Mayer, campionessa di fioretto ed ebrea nella Germania nazista, atleta olimpica ai Giochi di Berlino del 1936, aprendo interrogativi sul rapporto tra sport, propaganda e identità. La Repubblica delle farfalle ha infine proposto un racconto della Shoah attraverso oggetti originali provenienti dal ghetto di Terezín, permettendo agli studenti un contatto diretto con le tracce materiali della memoria.

L’Amministrazione comunale ha ringraziato il dottor Corradini per la disponibilità dimostrata per il secondo anno consecutivo. Gli incontri hanno suscitato un forte interesse e un sentito apprezzamento da parte degli studenti e dei docenti accompagnatori, confermandosi come un momento prezioso di riflessione e crescita, in cui la memoria non resta confinata al passato, ma diventa uno strumento per comprendere il presente e orientare il futuro.

Elena Scapin

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