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Cocaina nella "Treviso bene"

Giro di spaccio in centro città: un anno di reclusione per il pusher

L'uomo, accusato di spaccio e estorsione, riceve una pena lieve senza condizionale. Il difensore annuncia ricorso in appello

cocaina

Immagine di repertorio

Treviso è stata recentemente scossa da un caso di spaccio di droga che ha coinvolto alcuni dei suoi ambienti più esclusivi. L.P., un 42enne di Noale, è stato condannato a un anno di reclusione senza condizionale per spaccio di stupefacenti. La vicenda ha suscitato grande clamore soprattutto per il contesto in cui si sono svolti i fatti.


Secondo le indagini, L.P. sarebbe stato un punto di riferimento per la distribuzione di cocaina nel capoluogo trevigiano. La droga veniva venduta non solo ai giovani, che spesso facevano delle collette per acquistarla, ma anche a clienti più facoltosi che frequentavano i salotti della "Treviso bene". Gli scambi di cui L.P. è stato accusato erano numerosi, ma alla fine è stato condannato solo per due episodi specifici. Ad esempio, l'accusa di estorsione, che riguardava una presunta missione punitiva nei confronti di un cliente debitore di 200 euro, è stata respinta.

Le indagini hanno rivelato che la cocaina veniva scambiata in tre appartamenti situati in Piazza del Grano, Via Biscaro e Via San Francesco. Questi luoghi, messi a disposizione dei clienti occasionali e abituali, erano il teatro di veri e propri party dove la droga veniva esibita senza troppi scrupoli. Le dosi, vendute a circa 60 euro per mezzo grammo, erano spesso già pronte e disposte in bella mostra su piatti durante le feste.

Molti testimoni sono stati ascoltati durante il processo, ma le loro deposizioni sono state spesso reticenti. Tuttavia, alcuni hanno riconosciuto L.P. come il pusher di riferimento. Nonostante le numerose accuse iniziali, la condanna effettiva verte solo su pochi episodi circoscritti. La condanna per spaccio di stupefacenti è comunque rimasta, e il suo difensore, l'avvocato Francesco Burighel, ha già annunciato l'intenzione di ricorrere in appello.

La vicenda ha messo in luce un lato oscuro di una parte della "Treviso bene", un mondo fatto di lusso dove la cocaina scorreva come un fiume sotterraneo. Le dosi venivano scambiate con grande disinvoltura, come dimostrato dal fatto che molti testimoni abbiano cercato di minimizzare o nascondere la verità.

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