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Cronaca
07.09.2025 - 11:30
Foto di repertorio
Sedie lanciate come proiettili, urla che squarciano il silenzio alle quattro del mattino, il lampeggiante blu che arriva a fatica a rimettere ordine. In via Trento, a due passi dal cuore di Rovigo, la notte tra venerdì e sabato si è trasformata nell’ennesimo teatro di violenza: un fotogramma che stride con l’idea di un centro storico vivibile, specie da quando quella porzione di città è stata dichiarata zona rossa.
Il tratto di via Trento tra le due piazze simbolo della città è da tempo sotto osservazione. Il locale interessato ha riaperto come ogni giorno e i gestori hanno ripreso il lavoro, ma la sensazione in strada è quella di una calma fragile. Di giorno ritrovo di ragazzini, di notte l’area si trasforma, con episodi che alimentano l’ansia dei residenti e mettono alla prova i controlli.
I dati di queste settimane restituiscono un’immagine chiara: le risse notturne non si sono esaurite con la zona rossa. La ripetizione degli scontri in un perimetro ristretto suggerisce un problema di convivenza e di gestione degli orari che va oltre il singolo episodio. Non si tratta di attribuire colpe per cittadinanza — l’elenco delle nazionalità serve solo a identificare i protagonisti — ma di prendere atto che, senza un mix di controlli costanti, applicazione rigorosa delle ordinanze e azioni mirate su alcol e aggregazione notturna, ogni notte può diventare una pagina a rischio.
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