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Cronaca
12.10.2025 - 18:13
Foto di repertorio - Wikipedia
Una chiamata per una lite accesa, una porta che si apre e il quadro cambia all’improvviso: dietro alle mura di un’abitazione di Cavarzere, i carabinieri di Chioggia si imbattono in un kalashnikov con matricola abrasa e centinaia di munizioni pronte all’uso. Un arsenale inatteso che trasforma un intervento per minacce in un caso giudiziario dai contorni inquietanti.
Le indagini sono alle battute iniziali. Lunedì 13 ottobre è fissato l’interrogatorio di garanzia, momento in cui l’indagato potrà fornire la propria versione e chiarire, se possibile, il possesso dell’arma e delle munizioni. Da questo passaggio potrebbero emergere ulteriori elementi utili a definire la filiera dell’arma, l’eventuale rete di approvvigionamento e il contesto delle minacce denunciate.
Il lavoro dei carabinieri di Chioggia ha evitato che un’arma da guerra rimanesse nella disponibilità privata, riducendo un rischio per la collettività. La prudenza rimane d’obbligo: ogni valutazione sul profilo e sulle intenzioni dell’indagato deve restare ancorata agli atti. Ma la presenza di un kalashnikov con matricola abrasa e di centinaia di munizioni in un contesto domestico è, di per sé, un campanello d’allarme che chiama in causa prevenzione, controllo del territorio e sensibilità nel segnalare situazioni di pericolo.
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