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Cronaca
11.01.2026 - 14:18
Un turno di notte, il gelo che taglia il fiato, un cantiere simbolo delle prossime Olimpiadi invernali. In questa cornice, tra i riflessi dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, si consuma una morte che interroga: quella di Pietro Zantonini, 55 anni, caduto al suolo dopo un improvviso malore e mai più rialzatosi. Una “morte bianca” che riapre il dibattito su lavoro, sicurezza e condizioni estreme.
Zantonini stava lavorando nelle aree del cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina (Belluno) durante un turno notturno, quando si è sentito male e si è accasciato a terra. È accaduto nelle prime ore di giovedì, nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, una delle più gelide dell’anno: le temperature hanno toccato i -13 gradi. L’uomo, originario della provincia di Brindisi, era addetto alla vigilanza con il compito di controllare gli accessi e impedire intrusioni.
Quella notte il freddo era estremo. Lavorare all’aperto in un cantiere di alta quota, con termometri che scivolano a doppia cifra sotto lo zero, richiede protocolli rigorosi, pause calibrate e presidi adeguati. Il dato dei -13° non basta da solo a spiegare cosa sia accaduto, ma è un elemento di contesto rilevante per comprendere l’ambiente in cui si è sviluppato il malore.
La famiglia ha presentato una denuncia ai carabinieri. Per loro, tramite l’avvocato Francesco Dragone del foro di Lecce, un punto va chiarito: “Da tempo aveva raccontato di essere sottoposto a turni notturni prolungati”. È una dichiarazione che, se confermata, aggiunge un tassello importante al quadro, perché chiama in causa l’organizzazione del lavoro e la gestione dei ritmi in condizioni climatiche critiche.
Sarà l’autopsia a stabilire le cause del decesso: l’ha disposta il pubblico ministero Claudio Fabris e, con ogni probabilità, verrà eseguita domani. L’esame medico-legale dovrà dire se il malore è riconducibile al freddo, alla fatica, a una patologia preesistente o ad altro. Solo i riscontri ufficiali potranno delineare con precisione la concatenazione degli eventi e, se del caso, eventuali profili di responsabilità.
Al momento i fatti certi sono pochi e vanno tenuti fermi: un lavoratore di 55 anni, in servizio di vigilanza notturna nel cantiere di una grande opera olimpica, è morto dopo un malore in una notte a -13°. Il resto è materia d’indagine.
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