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Chiuso il processo
22.01.2026 - 17:05
Eleonora Chinello
Si è chiuso a quasi un anno e tre mesi dalla tragedia il procedimento giudiziario sulla morte di Eleonora Chinello, la studentessa di 14 anni investita e uccisa il 28 ottobre 2024 lungo via San Polo, a Sant’Angelo di Piove di Sacco, nel Padovano. La ragazza stava andando in bicicletta verso la fermata dell’autobus che l’avrebbe portata all’istituto Lazzari di Dolo, quando è stata travolta da un’auto.
L’udienza preliminare si è svolta mercoledì 21 gennaio 2026 davanti al giudice per l’udienza preliminare Claudio Marassi. Due le persone finite sotto inchiesta: l’automobilista Davide Penazzo, 36 anni, residente a Campolongo Maggiore, e Anna Maria Lamanna, 63 anni, la dottoressa in servizio sull’ambulanza intervenuta dopo l’incidente.
Penazzo ha scelto la strada del patteggiamento. Nonostante sia emersa una responsabilità condivisa nella dinamica dell’incidente, l’uomo, assistito dal suo legale, ha concordato una pena di sette mesi, con la sospensione condizionale, e la sospensione della patente per tre mesi. I genitori di Eleonora sono già stati risarciti dalla compagnia assicurativa.
In aula, il 36enne ha spiegato di aver rinunciato al processo perché non avrebbe retto emotivamente un dibattimento e perché, a suo dire, nessuna sentenza avrebbe potuto cancellare quanto accaduto. Ha inoltre ricordato come le perizie abbiano stabilito che procedeva a una velocità di poco superiore ai 60 chilometri orari, parlando quindi di una tragica fatalità e non di imprudenza.
Diversa la posizione della dottoressa Lamanna. Il giudice le ha concesso la messa alla prova, evitando così una condanna penale. La professionista dovrà risarcire i danni e svolgere un periodo di lavori di pubblica utilità.
La sua iscrizione nel registro degli indagati era legata al comportamento tenuto nei momenti immediatamente successivi all’investimento. Secondo quanto emerso, la dottoressa non sarebbe intervenuta direttamente durante i soccorsi, lasciando operare le due infermiere presenti sull’ambulanza. Proprio il superiore delle infermiere aveva segnalato l’accaduto all’autorità giudiziaria.
L’autopsia sul corpo della giovane ha confermato la presenza di gravi lesioni alla testa e al torace, risultate fatali. Elementi che, secondo l’accusa, non giustificavano comunque il mancato intervento diretto della dottoressa.
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