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Carcere di Padova, "Una deportazione ingiusta”: la denuncia di Nicola Boscoletto sulla gestione dei detenuti

Il responsabile della cooperativa Giotto critica le modalità di trasferimento e chiede rispetto per il lavoro educativo

Sovraffollamento nelle carceri minorili: la risposta del Ministro Nordio e le nuove prospettive in Veneto

Foto di repertorio

«Oggi siamo qui a piangere. Parliamo della deportazione di 22 persone e della morte di un detenuto». Con queste parole Nicola Boscoletto, rappresentante della cooperativa Giotto, ha commentato l’episodio che ha coinvolto alcuni detenuti trasferiti in modo improvviso e senza preavviso, definendo l’accaduto «un gesto disumano e degradante».

Secondo Boscoletto, il problema principale non riguarda solo l’evento in sé, ma le modalità con cui è stato gestito il trasferimento: «Gli agenti hanno dovuto fare il lavoro sporco, mentre chi ha preso le decisioni non si è confrontato né con magistrati, né con educatori, né con gli operatori che da anni seguono percorsi di reinserimento».

Il responsabile della cooperativa sottolinea come molte di queste persone abbiano costruito legami profondi con il personale e con le attività carcerarie: «Questi detenuti vivono il carcere da decenni. Considerano questi luoghi e rapporti una sorta di casa. Come si può ignorare tutto questo e trattarli come oggetti da spostare di fretta, caricando corriere e sacchi neri con i loro effetti personali

Boscoletto evidenzia le conseguenze psicologiche di tali pratiche: «Questo genere di operazioni genera una sfiducia totale nella legge e nei percorsi di recupero. Come possiamo pretendere che una persona ammetta i propri errori e cambi comportamento, se il contesto in cui si trova è illegale e privo di rispetto

Per il cooperatore, ogni trasferimento dovrebbe essere pianificato e trasparente, valorizzando il lavoro svolto dagli educatori e dal terzo settore, senza cancellare anni di programmi di reinserimento. «Se vogliamo davvero il bene dei detenuti – conclude – dobbiamo partire da ciò che di positivo è stato costruito, non distruggerlo con gesti frettolosi e poco umani».

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