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Intolleranza affettiva
04.02.2026 - 10:40
Alberto Ruggin, vicepresidente di Anief Veneto
Il tema della violenza e dell’intolleranza tra i più giovani torna al centro dell’attenzione in Veneto dopo la denuncia di una docente di 26 anni, in servizio in una scuola media della provincia di Padova. L’insegnante ha segnalato una serie di provocazioni e offese a sfondo omofobo, documentando sui social alcuni episodi, tra cui un video in cui un ragazzo di 12 anni urla insulti davanti all’ingresso dell’istituto.
Un fatto che colpisce per la giovanissima età dei protagonisti e che solleva interrogativi sulla precoce diffusione di atteggiamenti discriminatori. L’episodio evidenzia come i pregiudizi possano radicarsi già nella prima adolescenza e richiama la necessità di un’educazione condivisa, che coinvolga non solo la scuola ma anche la famiglia e, più in generale, la comunità.
Sul ruolo della scuola e dei genitori interviene Alberto Ruggin, vicepresidente di Anief Veneto, che ai microfoni di Veneto24 ricorda l’importanza di un patto educativo più solido. Secondo Ruggin, l’istituzione scolastica trasmette conoscenze e valori, ma non può farsi carico da sola di tutto ciò che riguarda l’educazione affettiva e sociale. La famiglia – osserva – resta il primo riferimento e deve avere un ruolo attivo nel dialogo sui temi dell’orientamento sessuale, dell’identità e del rispetto delle diversità.
Ruggin sottolinea inoltre la necessità di un’educazione affettiva più strutturata, ancora assente in modo sistematico nei programmi nazionali. I progetti esistenti, spesso lasciati all’iniziativa dei singoli istituti, risultano disomogenei e non sempre adeguati a fornire ai ragazzi strumenti per affrontare sentimenti, relazioni e identità personale. Una lacuna che, secondo l’esponente di Anief, può favorire comportamenti distorti e un rapporto non consapevole con la propria affettività.
Tra i fattori più preoccupanti emerge anche la diffusione della pornografia tra i minori, spesso utilizzata come unica fonte di informazione sulla sessualità. Senza un’adeguata mediazione educativa, queste rappresentazioni rischiano di condizionare negativamente l’immagine delle relazioni e contribuire alla formazione di modelli di possessività o violenza, soprattutto nei confronti delle donne.
Nel frattempo, sul piano politico si discute di possibili interventi normativi sull’educazione all’affettività. Tra questi il disegno di legge proposto dall’onorevole Sasso, già approvato alla Camera e ora all’esame del Senato, che prevede un maggiore coinvolgimento delle famiglie e procedure più restrittive per introdurre questi percorsi nelle scuole. Una proposta che suscita preoccupazioni tra educatori e associazioni per i diritti civili, timorosi di un freno eccessivo allo sviluppo di programmi formativi strutturati.
Il caso padovano richiama infine l’urgenza di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, famiglie e realtà educative del territorio. Prevenzione, informazioni corrette e un dialogo continuo tra gli attori coinvolti restano strumenti fondamentali per contrastare l’intolleranza e costruire ambienti scolastici e sociali più inclusivi.
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