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Cronaca
24.02.2026 - 09:30
Foto di repertorio
Un sistema basato su fatture per operazioni mai avvenute avrebbe consentito a una società veneziana di abbattere il carico fiscale per oltre un milione di euro. È quanto emerso da un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Venezia, che ha portato al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 1,3 milioni di euro.
Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale lagunare su richiesta della Procura della Repubblica di Venezia, riguarda un’imprenditrice ritenuta responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
L’inchiesta, sviluppata dal 1° Nucleo Operativo Metropolitano delle Fiamme Gialle, ha preso avvio dall’individuazione di diverse società “cartiere”, formalmente attive nel commercio di articoli di pelletteria e da viaggio e dislocate in varie regioni italiane. Secondo gli investigatori, tali imprese, gestite da prestanome, avrebbero emesso nel tempo centinaia di fatture false a favore di numerose aziende, tra cui una Srl veneziana che avrebbe contabilizzato costi fittizi per circa 3 milioni di euro.
Gli accertamenti fiscali hanno permesso di quantificare in 1,3 milioni di euro il presunto risparmio d’imposta ottenuto attraverso l’inserimento in contabilità dei documenti irregolari. Da qui la richiesta di sequestro del profitto illecito, successivamente accolta dal giudice.
Le verifiche patrimoniali hanno portato al blocco di due appartamenti — uno nel sestiere di Cannaregio e uno a Marghera — oltre a conti correnti, titoli, denaro contante, autovetture e oggetti di valore riconducibili alla società e all’indagata.
L’operazione si inserisce nell’ambito dell’attività di contrasto alle frodi fiscali, con particolare attenzione ai meccanismi illeciti legati all’evasione dell’Iva, fenomeno ritenuto ad alto rischio in determinati settori economici.
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