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Svolta nel delitto delle tre suore in Burundi: arrestato a Parma un 50enne

L’ombra dei servizi segreti burundesi dietro il triplice omicidio

Svolta nel delitto delle tre suore in Burundi: arrestato a Parma un 50enne

Foto di repertorio

Una vicenda rimasta sospesa per oltre un decennio trova oggi un punto di svolta. A dodici anni dal massacro delle tre missionarie saveriane italiane avvenuto in Burundi, i Carabinieri del Comando provinciale di Parma hanno arrestato un cittadino burundese di 50 anni, ritenuto gravemente indiziato di aver avuto un ruolo chiave nel delitto.

Le vittime sono suor Bernardetta Boggian, 79 anni, originaria di Padova, suor Olga Raschietti, 83 anni, nata a Montecchio Maggiore nel Vicentino, e suor Lucia Pulici, 75 anni, originaria di Desio, in provincia di Milano. Appartenevano alla congregazione delle Missionarie di Maria Saveriane.

Furono uccise tra il 7 e l'8 settembre 2014 nella loro casa di missione nel quartiere Kamenge di Bujumbura, capitale del Burundi.

Il massacro

Le prime due religiose vennero aggredite nel pomeriggio del 7 settembre: colpite con un oggetto contundente e poi sgozzate. La terza, rientrata in missione dopo essere stata all’aeroporto per accogliere altre consorelle, fu uccisa nella notte. Il suo assassinio si consumò con modalità ancora più efferate: venne decapitata e il capo lasciato accanto al corpo. Gli esecutori, secondo quanto emerso, si sarebbero nascosti nell’edificio e poi allontanati travestiti da poliziotti.

Un’indagine lunga e complessa

L’inchiesta ha attraversato tre fasi. Una prima, aperta nel 2014 su impulso dell’ambasciata italiana a Kampala, si chiuse l’anno successivo per difetto di giurisdizione. Nel 2018 un secondo fascicolo venne avviato dopo l’arrivo in Italia del sospettato, giunto a Parma per un corso di formazione legato alla sua attività in un’associazione locale. Anche in quel caso, però, l’indagine si arenò per insufficienza di elementi.

La svolta è arrivata nell’autunno del 2024, dopo la presentazione a Parma del libro-inchiesta “Nel cuore dei misteri” della giornalista Giusy Baioni. L’eco mediatica e le nuove testimonianze raccolte hanno spinto la Procura, guidata da Alfonso D'Avino, a riaprire il caso e a delegare ulteriori accertamenti al Nucleo investigativo dei Carabinieri.

Sono state acquisite dichiarazioni mai rese prima alle autorità burundesi, fotografie, interviste radiofoniche e documenti interni alle congregazioni saveriane. Materiale che, secondo gli inquirenti, delineerebbe un contesto di intimidazioni e depistaggi, con arresti e omicidi di persone ritenute informate sui fatti.

L’ipotesi accusatoria

Secondo la Procura, il mandante sarebbe stato il generale Adolphe Nshimirimana, all’epoca potente capo della polizia segreta burundese, la cosiddetta “Documentazione”, poi ucciso in un attentato. Il movente principale sarebbe legato al rifiuto delle religiose di fornire assistenza sanitaria alle milizie burundesi attive in Congo. Ma gli investigatori non escludono motivazioni economiche — legate alla gestione del Centro Giovani di Kamenge — né un inquietante movente esoterico, connesso alle ambizioni politiche del generale.

L’uomo arrestato, Guillaume Harushimana, descritto come stretto collaboratore di Nshimirimana, avrebbe avuto un ruolo operativo: partecipazione alle riunioni preparatorie, sopralluoghi, fornitura di chiavi e indumenti per il travestimento degli esecutori, fino all’accompagnamento sul luogo del delitto.

Per procedere all’arresto è stata necessaria un’autorizzazione del ministro della Giustizia, prevista nei casi di reati commessi all’estero da stranieri ai danni di cittadini italiani quando l’indagato si trovi in Italia.

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