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Cronaca
03.03.2026 - 08:27
Foto di repertorio
Una sede legale esistente solo formalmente, in via Praga a Trento, ma di fatto priva di una reale operatività. È uno dei tasselli che ha consentito agli inquirenti di ricostruire un articolato sistema di appalti e somministrazione illecita di manodopera, al centro di un’indagine coordinata dalla Guardia di Finanza.
L’operazione, che ha portato all’esecuzione di 30 perquisizioni su scala nazionale, ha toccato anche il capoluogo trentino, dove risultava registrata "sulla carta" una delle società coinvolte. Secondo quanto emerso, si trattava di imprese create ad hoc, formalmente intestate a prestanome e utilizzate come veri e propri serbatoi di manodopera. Un meccanismo studiato per eludere la normativa fiscale e contributiva, con un articolato sistema di fatturazioni incrociate.
Nel mirino degli investigatori un presunto giro di fatture per circa 4,1 milioni di euro, ritenute funzionali a mascherare rapporti di lavoro irregolari e ad aggirare obblighi fiscali e previdenziali. La sede indicata a Trento sarebbe stata solo un recapito formale, privo di una struttura operativa effettiva.
Due persone risultano indagate anche in Trentino, mentre ulteriori sviluppi investigativi sono in corso per delineare con precisione ruoli e responsabilità. L’inchiesta punta a fare piena luce su un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe alterato le regole della concorrenza nel settore degli appalti, sfruttando lavoratori e creando un danno rilevante per l’erario.
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