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Cronaca
05.03.2026 - 08:37
Foto di repertorio
La Corte d’Appello di Trento ha disposto un’integrazione dell’istruttoria nel procedimento che vede imputato un 40enne trentino, già condannato in primo grado a sei anni e otto mesi per violenza sessuale aggravata sulle due figlie e pornografia minorile.
I giudici hanno accolto le istanze della difesa, rappresentata dall’avvocata veronese Valentina De Simone, che contesta la riconducibilità all’uomo del materiale sequestrato e dei fatti contestati.
Gli accertamenti incaricati prevedono due binari. Da un lato, un perito informatico (un ingegnere nominato dalla Corte) analizzerà il contenuto del telefono dell’imputato, sotto sequestro, e ne estrarrà la copia forense. Dall’altro, i carabinieri del Ris di Parma eseguiranno un esame antropometrico sulle immagini a contenuto pedopornografico rinvenute nel dispositivo, per verificare se le bambine ritratte siano effettivamente le figlie dell’imputato, attraverso la valutazione di proporzioni e caratteristiche somatiche.
L’udienza per il conferimento formale degli incarichi è fissata per il prossimo mese. La decisione di integrare le prove comporta, di fatto, la riapertura del processo in appello.
Le immagini erano emerse nella memoria del telefono del 40enne, sequestrato nell’ambito di un’altra indagine su una banda specializzata in assalti agli sportelli bancomat; l’uomo, già ai domiciliari per un diverso procedimento, era stato portato in carcere a Spini di Gardolo nel giugno 2021.
In primo grado, con rito abbreviato, il giudice per l’udienza preliminare Gianmarco Giua aveva ritenuto l’imputato colpevole per gli abusi sulle due figlie, all’epoca molto piccole, e per la detenzione delle immagini illecite, infliggendo 6 anni e 8 mesi di reclusione, una multa di 28 mila euro e la perdita della responsabilità genitoriale.
Erano state applicate anche misure accessorie: per un anno dopo l’espiazione della pena, divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da minori e obbligo di informare la questura su residenza e spostamenti.
L’uomo era stato invece assolto dall’accusa relativa a una ragazzina tra i 12 e i 14 anni, con formula “perché il fatto non sussiste”. Disposto inoltre il risarcimento dei danni alle minori, costituite parti civili tramite curatrice speciale.
Con le nuove perizie disposte dai giudici di secondo grado, l’attendibilità e la provenienza del materiale fotografico torneranno ora al centro del dibattimento.
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