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Cronaca
06.03.2026 - 14:19
Foto di repertorio
Una presunta frode da quasi due milioni di euro ai danni dello Stato e dell’Unione Europea è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Biella nell’ambito dell’operazione denominata “Nuovi Orizzonti”. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Biella, su richiesta della Procura Europea – ufficio di Torino, è stato eseguito un sequestro preventivo, diretto e per equivalente, per un valore complessivo superiore a 1,9 milioni di euro.
Il provvedimento riguarda dodici persone, indagate a vario titolo – e presunte innocenti fino a sentenza definitiva – per associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea e dello Stato e false comunicazioni sociali.
Le operazioni, condotte da circa trenta militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Biella con il supporto di altri reparti del Corpo in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Basilicata e Calabria, hanno interessato diverse città italiane. I sequestri sono stati eseguiti a Biella, Torino, Monza, Barlassina, Giussano, Brescia, Clusone, Mezzana Bigli, Verona, Legnaro, Quarrata, Prato, Rionero in Vulture e Tropea.
Tra i beni sottoposti a sequestro figurano i saldi di numerosi conti correnti, tre immobili – un appartamento, una villetta e una villa signorile – situati nelle province di Verona, Potenza e Vibo Valentia per un valore complessivo di circa 340 mila euro, due auto di lusso (una Maserati e una Land Rover) per quasi 200 mila euro e le quote di tre società con sede tra Lombardia e Veneto.
L’indagine, avviata oltre un anno fa, è partita dal controllo su una società con sede nel Biellese, individuata attraverso attività di intelligence economica, risultata beneficiaria indebita di un finanziamento legato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori sotto il coordinamento dell’European Public Prosecutor’s Office di Torino, un gruppo organizzato e ramificato su scala nazionale sarebbe riuscito a ottenere illegalmente quasi due milioni di euro di contributi e finanziamenti pubblici destinati a otto società di capitali. Le imprese sono state segnalate alla Procura Europea anche per la responsabilità amministrativa prevista dal decreto legislativo 231 del 2001.
Il sistema fraudolento, secondo l’ipotesi investigativa accolta dal giudice, si basava sulla manipolazione dei bilanci aziendali. I documenti contabili venivano alterati per far apparire fatturati milionari e una solidità economica inesistente, così da simulare i requisiti necessari per accedere ai finanziamenti pubblici.
In particolare, le somme ottenute indebitamente comprenderebbero oltre 907 mila euro di contributi destinati allo sviluppo dell’e-commerce internazionale delle piccole e medie imprese, erogati da Simest – società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti – di cui 125 mila euro provenienti da fondi del PNRR. A queste si aggiungerebbero oltre 1,06 milioni di euro garantiti dal Fondo centrale di garanzia per le PMI, gestito da Mediocredito Centrale e controgarantito dall’Unione Europea.
Determinante, nel corso delle indagini, la collaborazione della stessa Simest, che ha fornito alla Guardia di Finanza dati e informazioni utili e ha adottato misure per evitare che le irregolarità potessero compromettere gli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
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