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Cronaca
27.03.2026 - 07:22
Foto di repertorio
Una colf e badante di 35 anni ha denunciato il suo ex datore di lavoro, un pensionato 70enne, accusandolo di averla costretta a subire atti sessuali approfittando del rapporto di lavoro e dell’alloggio messi a disposizione.
Il procedimento è in corso davanti al collegio del Tribunale, con udienza rinviata a settembre. La donna, assistita dall’avvocata Elena Gabrielli e costituitasi parte civile, chiede 30 mila euro di danni.
Secondo la ricostruzione della Procura di Trento, i fatti risalirebbero a gennaio 2025. L’uomo, che aveva assunto la 35enne per le pulizie, la spesa e l’assistenza quotidiana garantendole una stanza nella sua abitazione, avrebbe insistito con avances e contatti fisici non graditi, arrivando a baciarla e palpeggiarla in più occasioni.
La pressione si sarebbe intensificata quando i due si sono spostati verso una seconda casa dell’imputato: durante il tragitto, sempre stando all’accusa, l’anziano l’avrebbe toccata ripetutamente e le avrebbe proposto rapporti intimi, presentandosi con sex toy e materiale pornografico.
In un episodio, l’uomo sarebbe entrato nel letto della donna nudo, tentando un approccio; lei sarebbe riuscita a divincolarsi e, dopo pochi giorni di lavoro segnati dalle molestie, avrebbe lasciato l’abitazione.
La 35enne sostiene di aver chiarito fin dall’inizio, anche con messaggi, di non acconsentire e di voler mantenere un rapporto esclusivamente professionale. Avrebbe inizialmente assecondato una richiesta per timore di perdere impiego e alloggio, salvo poi interrompere bruscamente il lavoro e sporgere denuncia.
L’imputato, difeso dall’avvocato Nicola Zilio, nega ogni addebito. «Ero innamorato di quella donna e il sentimento era contraccambiato», ha dichiarato nell’interrogatorio, respingendo l’ipotesi di costrizione o abuso di posizione.
Il processo proseguirà nei prossimi mesi con l’esame delle parti e la valutazione degli elementi raccolti dall’accusa.
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