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Cronaca
27.03.2026 - 07:28
Foto di repertorio
Una visita ortopedica in una clinica privata della Val di Sole è finita con un accusa pesantissima: un medico di 60 anni, originario dell’Abruzzo, è stato posto agli arresti domiciliari con l’ipotesi di violenza sessuale aggravata ai danni di una turista ventenne di origine polacca, in vacanza con il fidanzato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante il controllo a seguito di una frattura al bacino riportata sulle piste da sci, lo specialista avrebbe approfittato del suo ruolo e della condizione di vulnerabilità della giovane per compiere atti non giustificati da alcuna necessità clinica.
La ragazza, inizialmente sotto choc, avrebbe poi chiesto spiegazioni a voce alta, attirando l’attenzione del personale. Il compagno, rimasto fuori dallo studio per circa un’ora, l’avrebbe trovata in lacrime.
Uscita dalla struttura, la ventenne ha presentato una denuncia ai carabinieri.
In base alla procedura del “codice rosso”, l’audizione protetta della vittima è stata fissata e svolta in tempi rapidi, prima del suo rientro in patria, per cristallizzare le dichiarazioni.
Il pubblico ministero Giorgio Bocciarelli ha chiesto al giudice per le indagini preliminari, Gianmarco Giua, una misura cautelare ai domiciliari, poi concessa, anche alla luce del pericolo di reiterazione del reato: il 60enne risulta infatti già coinvolto in due distinti episodi di abusi a carico di pazienti mentre era in servizio.
La clinica, con una nota agli inquirenti, ha preso le distanze dai fatti e ha interrotto ogni rapporto con il professionista.
L’indagato, che si è presentato spontaneamente dai carabinieri lasciando uno scritto, ha parlato di “incomprensione” e di “ulteriori accertamenti clinici” fraintesi, spiegando che il colloquio con la paziente si sarebbe svolto in inglese.
Ieri mattina, dal luogo dove si trova ai domiciliari, ha partecipato con il suo legale all’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Giua, respingendo le contestazioni.
Le indagini proseguono per verificare ogni elemento emerso e accertare la sussistenza delle aggravanti contestate, tra abuso di autorità e condizione di vulnerabilità della vittima.
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