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Il mondo della pesca ha incontrato la Regione a Porto Tolle

Presenti cooperative, associazioni di categoria e amministratori locali

Il mondo della pesca ha incontrato la Regione a Porto Tolle

Durante il confronto sono emerse le problematiche legate alla navigabilità, alle concessioni demaniali, alla vivificazione e alla tenuta economica delle imprese del Delta.

PORTO TOLLE – Un confronto lungo, articolato e senza filtri quello che si è svolto nella sala riunioni della cooperativa Pila, dove gli assessori regionali Dario Bond (Pesca) e Valeria Mantovan hanno incontrato il mondo della pesca del Delta, insieme agli amministratori locali, ai rappresentanti delle cooperative, delle associazioni di categoria e ai tecnici regionali del settore. A presenziare il commissario straordinario per il granchio blu Enrico Caterino

Al centro dell’incontro, le criticità strutturali e ambientali che da anni mettono in difficoltà uno dei comparti economici più importanti del territorio: insabbiamento delle bocche di porto, vivificazione delle lagune e granchio blu.

Ad aprire i lavori è stato il direttore della cooperativa Pila Luigino Pelà, seguito dagli interventi delle marinerie di Porto Tolle e delle altre realtà del Delta. Un video ha mostrato in modo esaustivo le difficoltà operative dei pescatori: pescherecci incagliati, fondali ridotti, imbarcazioni costrette a essere trainate con il pescato a bordo.

Il presidente della cooperativa Pilamare, Alessandro Ferro, ha posto l’accento sull’insabbiamento della bocca di Barbamarco, lo sbocco a mare che consente alle imbarcazioni del porto di Pila di accedere al mare aperto. Una criticità ormai cronica che, ha spiegato, rende difficoltose e talvolta impossibili le manovre in entrata e in uscita dal porto, con evidenti rischi per la sicurezza e pesanti ricadute economiche.

Il presidente della cooperativa di pescatori di Pila Giovanni Franzoso ha invece evidenziato la portata e il valore strategico della flotta: circa 70 imbarcazioni, dai pescherecci per il pesce azzurro allo strascico, fino alle unità dedicate all’acquacoltura e alla piccola pesca costiera. Una realtà che alimenta il mercato ittico locale e rappresenta un presidio economico fondamentale, ma che rischia di perdere competitività se le imbarcazioni non riescono a uscire in mare con continuità.

Il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli ha ricordato come il Comune, il più giovane del Polesine, sia “figlio dei pescatori”, con tre porti, due mercati ittici e un territorio vastissimo, sottolineando l’urgenza di una manutenzione ordinaria costante, più efficace degli interventi straordinari a spot.

Particolarmente forte il tema dell’acquacoltura, segnato dalla crisi del granchio blu. Il presidente del consorzio pescatori Paolo Mancin ha parlato di una perdita fino all’80% del fatturato tra il 2024 e il 2025 e della scomparsa di oltre 600 partite Iva sulle circa 1.500 complessive, distribuite nelle 14 cooperative che fanno capo al consorzio. Numeri che raccontano una crisi profonda, che ha ridimensionato un comparto un tempo leader a livello nazionale.

Dalle associazioni di categoria – Coldiretti, Confcooperative, Legacoop e Confagricoltura – è arrivato inoltre un ulteriore elemento di forte preoccupazione: il taglio del 63% dei fondi europei destinati alla pesca, che avrà inevitabili ripercussioni sull’economia regionale e, di riflesso, su quella locale, già messa a dura prova dalle emergenze ambientali e climatiche.

In questo contesto, l’assessore regionale Dario Bond ha assunto impegni chiari. In primis, l’annuncio di un atto politico regionale:la deroga sulle concessioni demaniali, che sarà formalizzata con una delibera di giunta regionale in tempi rapidi. Bond ha inoltre annunciato la convocazione di un tavolo tecnico urgente e permanente, per affrontare in modo coordinato e strutturale i problemi delle bocche di porto, della vivificazione delle lagune, attraverso la definizione del piamo morfologico.

«La laguna è un sistema delicato e complesso – ha detto Bond – ma non possiamo più intervenire a spot. Serve una programmazione condivisa».

Sulla stessa linea l’assessore Valeria Mantovan, che ha sottolineato la necessità di istituzionalizzare il tavolo di confronto, coinvolgendo pubblico e privato, e di valutare anche soluzioni strutturali come l’acquisto di una draga e la creazione di un consorzio per la gestione programmata degli interventi.

A chiudere il confronto, la consapevolezza condivisa che il Delta del Po non può più permettersi soluzioni tampone. Il messaggio emerso da Porto Tolle è chiaro: la pesca resta un pilastro identitario ed economico del territorio e ha bisogno di risposte rapide, concrete e strutturali.  

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