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Trentino: un manuale di sopravvivenza (e rispetto) per vivere il rifugio

Oltre lo scarpone c’è di più: come abitare la verticalità

Trentino: un manuale di sopravvivenza (e rispetto) per vivere il rifugio

Foto di repertorio

Andare in rifugio non è come prenotare un hotel in valle. È un patto non scritto tra l’escursionista e la roccia, una tregua firmata davanti a un piatto di canederli. Eppure, con l'aumento del turismo "mordi e fuggi", le regole non scritte della quota rischiano di sbiadire. Per vivere il Trentino autentico, quello dei gestori che scrutano il cielo e dei silenzi che pesano, ecco i cinque comandamenti per non sembrare un pesce fuor d’acqua (o un turista fuori sentiero).

1. Il sacro rito della scarpa: la soglia è il confine

In rifugio esiste una frontiera invalicabile: l'ingresso. Non si entra mai nelle camerate o nella sala da pranzo con gli scarponi sporchi di fango o polvere dolomitica. Ogni rifugio trentino degno di questo nome offre una rastrelliera e le mitiche "ciabatte di cortesia" (spesso zoccoli di gomma dai colori improbabili). Indossarle non è solo una questione di igiene, ma un gesto di rispetto per chi, ogni giorno, deve pulire strutture isolate dove l'acqua è un bene prezioso.

2. Risparmio idrico: la doccia è un privilegio, non un diritto

A 2.500 metri l’acqua non sgorga semplicemente da un rubinetto: spesso viene pompata da sorgenti lontane o deriva dallo scioglimento dei nevai. In Trentino, molti rifugi utilizzano un sistema a gettoni per la doccia calda (che dura dai 3 ai 5 minuti). Lamentarsi della brevità o della pressione è il modo più veloce per farsi etichettare come "cittadini". Il consiglio? Lavaggi rapidi, essenziali e, se possibile, biodegradabili.

3. La regola del silenzio: il coprifuoco delle 22:00

In montagna ci si sveglia con l’alba, spesso alle 4 o alle 5 del mattino per attaccare una via ferrata o una cima prima che arrivino i temporali pomeridiani. Per questo, la "quiete del rifugio" scatta rigorosamente alle 22:00. Le luci si spengono, le voci si abbassano e i telefoni vanno in modalità aereo. Se volete fare festa fino a tardi, restate a valle: qui il lusso è il riposo rigenerante prima della fatica.

4. Zaino in spalla (anche per i rifiuti)

Un rifugio non ha il servizio di raccolta differenziata sotto porta. Tutto ciò che viene portato su dagli elicotteri o dalle teleferiche ha un costo ambientale enorme. La regola d’oro è semplice: quello che porti nello zaino, torna a valle con te. Non lasciate fazzoletti, imballaggi di barrette o lattine nei cestini del rifugio. Alleggerire il carico del gestore è il miglior ringraziamento che potete offrire per l'ospitalità.

5. La prenotazione è una promessa: non fate i "Ghoster"

Il meteo in Trentino può cambiare in dieci minuti, è vero. Ma se avete prenotato un posto letto e decidete di non salire, avvisate. Sempre. Per un rifugista, preparare un pasto o tenere occupato un letto che potrebbe servire a un escursionista in difficoltà è una questione di gestione vitale. Il "no-show" in alta quota non è solo maleducazione, è un danno economico a chi lavora in condizioni estreme.

Il consiglio extra: il sacco lenzuolo

Se decidete di dormire su, ricordate che per legge e per igiene il sacco lenzuolo è obbligatorio. Molti rifugi li vendono (in carta o tessuto), ma portarne uno proprio in microfibra o seta è il segno distintivo dell'escursionista esperto e consapevole.

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