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Intelligenza artificiale e mondo del lavoro: tra innovazione e timore di essere sostituiti da un algoritmo

intelligenza artificiale

Un recente studio dell’Università di Trento spiega che, in Italia, nei prossimi 15 anni, saranno milioni i lavoratori e le lavoratrici a rischio di sostituzione tecnologica

Mentre l’intelligenza artificiale prende piede, si aprono due scenari, da una parte, l’innovazione e le infinite possibilità che offre e, dall’altra, la paura di quei lavoratori che potrebbero essere sostituiti da un algoritmo. L’Italia purtroppo è uno tra i Paesi con il più alto tasso di skill mismatch in Europa: lo skill-gap che ne deriva si trasforma nell’incapacità di acquisire, entro i tempi della transizione tecnologica, le stesse abilità complesse che svolgerebbe un robot al nostro posto. Un recente studio dell’Università di Trento spiega che, in Italia, nei prossimi 15 anni,  saranno milioni i lavoratori e le lavoratrici a rischio di sostituzione tecnologica: 3,87 milioni (pari al 18% del totale) per quanto riguarda le singole mansioni e addirittura 7,12 milioni (33%) se si considerano le professioni automatizzabili nella loro interezza. Da un ulteriore studio pubblicato da Confartigianato, “Intelligenza artificiale e rischio automazione: impatto su lavoro e imprese”, emerge che l’Italia, con una quota inferiore di 3,2 punti percentuali rispetto alla media europea, vede a rischio il 36,2% degli occupati totali. Nel confronto internazionale è il Lussemburgo ad avere la quota di occupati più esposta (59,4%), mentre l’esposizione minima di registra in Romania (25,8%). Il Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale ha pubblicato il bando “In progresso”, al quale è possibile partecipare fino al 4 agosto. Giorgio Righetti, direttore generale del Fondo per la Repubblica Digitale, “Il Fondo mette a disposizione 10 milioni di euro per sostenere progetti che mirano a garantire le condizioni di permanenza nel mondo del lavoro e migliori opportunità professionali per quei lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro per l'introduzione di sistemi di automazione e per l’innovazione tecnologica, come l’I.A”. Continua il direttore Righetti: “Facciamo degli esempi concreti. Al bando possono partecipare soggetti pubblici, privati senza scopo di lucro e aziende: la loro adesione, attraverso il coinvolgimento dei loro lavoratori è di fondamentale importanza. Queste, se medie o piccole, possono individuare intere filiere o comparti in comune all’interno dei quali è prevista l’introduzione di una nuova tecnologia, che produce una trasformazione all’interno dei processi di produzione. Questa trasformazione, per essere vissuta come un’opportunità, necessita di azioni di riqualificazione del personale. Un altro esempio potrebbe riguardare la trasformazione di mansioni d’ufficio, come l’amministrazione, il marketing, le vendite, anch’esse in profonda trasformazione per l’innovazione tecnologica”  Tramite un’azione di upskilling dei lavoratori, con percorsi di formazione sulle competenze digitali per lo svolgimento delle mansioni a più alto valore aggiunto, le tecnologie potranno essere fornite ma in via complementare. Giovanni Fosti, presidente del Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale aggiunge: “L’intelligenza artificiale, l’innovazione tecnologica e l’automazione sono una grande opportunità di cambiamento e crescita per le imprese […] È necessario mettere al centro le persone, investire nella loro formazione, nell’aggiornamento delle competenze e dare opportunità di riqualificazione ai lavoratori a seguito del progresso tecnologico. Puntare su questo obiettivo di crescita significa, per noi, lavorare anche sull’emergenza disuguaglianza, che crea ingiustizia e la amplifica, deprimendo le occasioni di sviluppo. In questo nostro tempo, l’accesso alle opportunità passa soprattutto dalla formazione e, in particolare, quella in ambito digitale” . Giulia Sciarrotta
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