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Pronto a portare in aula le istanze locali
24.01.2026 - 18:11
Matteo Baldan di FdI
Dai banchi del consiglio comunale di Mirano a quelli di Palazzo Ferro Fini: Matteo Baldan, 39 anni, esponente di Fratelli d’Italia, spicca il salto nella politica regionale.
Fresco di elezione tra i banchi del partito di Giorgia Meloni, Baldan racconta una vittoria che lo ha sorpreso nelle dimensioni, ma non nella sostanza. “Non mi aspettavo un numero così alto di preferenze (oltre 4mila ndr) – ammette – però ero certo che il lavoro di squadra impostato negli ultimi due, tre anni avrebbe portato a un grande risultato. È un successo collettivo”.
L’elezione segna per lui un passaggio di scala, non di tono: la rivendicazione di un radicamento costruito passo dopo passo resta il filo conduttore. Baldan insiste sul “noi” più che sull’“io”, attribuendo al gruppo il merito di un risultato che nelle urne lo ha proiettato tra i più votati della lista.
L’agenda che porta a Venezia profuma di territorio. Per Baldan la priorità è ricucire la distanza tra Regione, amministrazioni locali e cittadini: “Va migliorato il dialogo con i Comuni, che sono il primo presidio di governo e affrontano i problemi di tutti i giorni. Dobbiamo garantire un canale diretto e più efficiente con la Regione”.
Nel suo lessico tornano le parole prossimità e ascolto, con l’idea di un Veneto capace di accorciare le distanze tra policy e bisogni reali. La mediazione con i municipi, nelle sue intenzioni, non è una formalità istituzionale ma la condizione per politiche efficaci: dai servizi essenziali alla manutenzione del territorio, passando per le risposte a famiglie e imprese.
Dentro questa cornice, due priorità su tutte: sociale e sanità di prossimità. “Sono questioni da prendere in mano subito, urgenti a ogni livello”, sottolinea, rivendicando il focus della coalizione di centrodestra sui giovani: “I giovani di oggi sono gli uomini e le donne di domani: è giusto che siano tra le priorità di programma”.
Il capitolo giovani viene declinato come investimento strategico: opportunità, responsabilizzazione, prospettive di crescita. Un’attenzione che, nelle attese di Baldan, dovrà tradursi in strumenti concreti e misurabili lungo la legislatura. Il metodo, assicura, sarà pragmatico. “Non ci si deve fermare di fronte a polemiche o giochi politici”, dice.
L’identità delle forze in campo resta, ma alcune materie chiedono convergenza: “Ogni partito ha la propria visione, maggioranza e opposizione comprese. Ma esistono temi che devono essere trasversali, pur mantenendo le rispettive provenienze politiche”.
La ricerca di convergenze su dossier sensibili è la bussola che propone all’aula di palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto. Non una resa delle identità, precisa, ma la disponibilità a costruire maggioranze larghe quando il merito lo consente.
Se l’orizzonte si allarga a tutta la regione, Baldan non intende recidere le radici miranesi. Conferma che manterrà il seggio in consiglio comunale: le due cariche non sono incompatibili. Una scelta che vuole essere anche un segnale: il contatto con la città come bussola dell’azione a Venezia. “Il territorio deve avere voce” – ribadisce – “e noi dobbiamo farci trovare presenti, ascoltare e restituire risposte”.
La scelta di rimanere in municipio si inserisce in questo schema: un doppio sguardo, locale e regionale, per portare in aula criticità e buone pratiche, facendo da ponte tra le richieste che nascono nei quartieri e la capacità della Regione di programmare e finanziare interventi. Il test, come sempre, sarà nei fatti: tempi di attuazione, qualità dei provvedimenti, verifica degli esiti.
Riccardo Musacco
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