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Citterio e Balboni sul referendum: tra dubbi sulla riforma della magistratura e accuse alla sinistra

Il dibattito sul referendum di marzo anima la politica

Citterio e Balboni sul referendum: tra dubbi sulla riforma della magistratura e accuse alla sinistra

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Il dibattito sulla riforma della magistratura, che sarà sottoposta a referendum il prossimo 22 e 23 marzo, continua a sollevare opinioni contrastanti. Ieri, a Padova, durante un incontro organizzato da Fratelli d'Italia, l'ex presidente della Corte d'Appello di Venezia, Carlo Citterio, ha espresso forti perplessità sull'imminente riforma, accusandola di introdurre errori tecnici che rischiano di indebolire ulteriormente la separazione tra politica e magistratura.

Secondo Citterio, la proposta di separazione delle carriere, l’introduzione del sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e la gestione autonoma di alcuni organi potrebbero creare un quadro giuridico confuso. «Il sistema proposto, mettendo insieme tutti questi elementi, indebolisce la magistratura rispetto alla politica», ha dichiarato Citterio, sottolineando che la riforma potrebbe generare una maggiore instabilità all'interno degli organi giudiziari.

Il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Alberto Balboni, ha risposto alle critiche rivolte alla riforma, accusando la sinistra di concentrarsi sullo scontro politico piuttosto che sul merito della questione. Secondo Balboni, una parte significativa dell'elettorato riformista del PD, così come un consistente numero di elettori dei 5 Stelle, sarebbe favorevole al , ma la sinistra preferisce alzare il tono della discussione per evitare di affrontare i reali problemi legati alla riforma. «Se si discutesse nel merito, la sinistra avrebbe dei problemi», ha affermato il senatore, evidenziando il contrasto tra le posizioni politiche e le necessità riformiste all'interno dei partiti.

Citterio ha poi aggiunto che il sorteggio, previsto per determinare alcune figure chiave nella magistratura, non risolverà il problema delle correnti, le quali continueranno a influenzare le dinamiche interne. Secondo l'ex presidente della Corte, le correnti sono «associazioni culturali» che persisteranno anche con il nuovo sistema. Inoltre, ha messo in discussione l'idea di affidare a un sorteggio la scelta di ruoli fondamentali come quello del capo ufficio: «Con il sorteggio, la figura del capo dell'ufficio potrebbe dipendere dalla casualità», ha spiegato Citterio, «mentre la Costituzione prevede che le scelte vengano fatte in base alla competenza, non alla sorte».

Infine, Balboni ha ribadito che il potere giuridico non deve interferire con il potere legislativo: «Se un giudice vuole cambiare una legge, deve candidarsi in Parlamento», ha affermato, sottolineando che è inaccettabile che la magistratura modifichi le leggi mentre esercita la sua funzione giurisdizionale.

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