Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Edizione delle 18:51 del 03/02/2026

Edizione delle 18:51 del 03/02/2026

Edizione delle 18:51 del 03/02/2026
Venezia Rievoca la Repubblica Serenissima
**Repubblica Serenissima di Venezia: Tra passato e attualità, parole di un'improbabile sovranità** Negli ultimi anni, si sono moltiplicate le iniziative che rivendicano l’identità e la sovranità della storica Repubblica di Venezia, spesso oscillando tra simbolismo, nostalgia e richieste di indipendenza. In questo contesto si inserisce un’intervista informale con una figura auto-proclamatasi “Doge”, Albert Gardin, che rivendica con entusiasmo il ruolo di leader di una presunta continuità della Serenissima. Attraverso le sue parole si delinea un quadro curioso e a tratti surreale delle aspirazioni sovraniste di alcuni cittadini che, più che una reale forza politica, rappresentano un’espressione di identità culturale e di denuncia simbolica. **L’identità di un “Doge” e le ambizioni di restaurazione** Albert Gardin si presenta come una figura di riferimento per coloro che rivendicano un legame diretto con la storica Repubblica di Venezia. La sua proclamazione come “Doge” (il tradizionale capo della Repubblica veneziana) avviene per alcuni “accoliti patrioti della Repubblica”, che secondo lui non avrebbe mai cessato di esistere, pur essendo ufficialmente cessata nel XVIII secolo. Gardin afferma con sicurezza che la sua figura rappresenta una forma di continuità storica e culturale, nonché un simbolo di identità locale. Questa rivendicazione si scontra con la realtà storica e giuridica, ma rappresenta un gesto simbolico forte per un sentimento di appartenenza culturale. Inoltre, Gardin non si ferma: esprime l’ambizione di potersi proclamare successore del Sacro Romano Impero, basandosi su discendenze fittizie e su un’ipotetica legittimazione genealogica. La sua dichiarazione diventa una sfida scherzosa e provocatoria, annunciando che, se trovasse sostenitori, potrebbe cercare di essere incoronato imperatore e sfidare in battaglia “i patrioti di altri territori”. Si tratta di una metafora del desiderio di rivendicare un’identità sovrana, in un’epoca in cui i confini e le sovranità sono spesso oggetto di polemiche e rivendicazioni simboliche. **Il “passaporto” della Repubblica Serenissima: identità e rivendicazione** Uno dei punti più curiosi dell’intervista riguarda il cosiddetto “passaporto della Repubblica Serenissima di Venezia”. Gardin spiega che si tratta di un documento di identità rilasciato per attestare la continuità della cittadinanza veneta e il legame con la storica Repubblica. Il documento ha un costo di circa 70 euro, equivalenti a quello di un passaporto italiano, e si ottiene versando la cifra alla “tesoreria” di Venezia, accompagnata da una foto tessera plastificata. In sostanza, si tratterebbe di un documento plastificato che attesta la cittadinanza come “suddito del Doge Albert Gardin” e “cittadino Veneto”. Tale passaporto, secondo Gardin, permette di rivendicare un’identità di sangue e cultura, distinguendosi da altri Stati europei e delineando una continuità simbolica con il passato. Tuttavia, la presenza di questo documento sulla scena internazionale potrebbe creare notevoli problemi alle frontiere, in particolare in Svizzera o altrove, dove i controlli sono più stringenti. Gardin narra di aver attraversato le frontiere elvetiche nel 2013 e 2014, dimostrando che il documento sia stato riconosciuto come valida attestazione di identità, almeno in maniera informale, dall’autorità di frontiera svizzera, che avrebbe permesso ai “cittadini della Repubblica Veneta” di passare senza ulteriori problemi. **Un’attività simbolica, tra provocazioni e realtà** L’approccio di Gardin e di chi si identifica con questa visione si configura come una forma di protesta simbolica più che come un movimento politico reale. La sua voce risulta perlopiù tranquilla e inoffensiva, anche se le sue dichiarazioni sono intrise di un sottile tono di provocazione. Egli si dice soddisfatto di aver attraversato le frontiere senza incorrere in arresti, sottolineando come le autorità svizzere, colte di sorpresa, non abbiano voluto creare problemi con un gruppo di persone considerate “inoffensive”. Il discorso si amplia poi a iniziative culturali e commemorative, come la celebrazione del “Capodanno Veneto” il 1° marzo 2015, più volte menzionato come appuntamento tradizionale e simbolico. Gardin dà anche indicazioni su un incontro previsto per il primo marzo, a Villa del Conte, per festeggiare il “Capodanno Veneto” insieme ad altre personalità, invitando anche l’ex ministro Giancarlo Galan, fortemente legato alle tradizioni venete. **Riflessioni e considerazioni finali** L’intervista con Albert Gardin rappresenta un esempio di come il desiderio di rivendicazione identitaria possa esprimersi attraverso iniziative simboliche e comunicative anche piuttosto improbabili alla scala internazionale. Sebbene il suo progetto di un “passaporto” e di una “continuità” storica siano difficilmente riconducibili alla realtà giuridica e politica attuale, testimoniano comunque una forte volontà di riaffermare e mantenere viva una memoria storica e culturale. La narrative di Gardin si inserisce, in modo assolutamente pacato e quasi giocoso, in un contesto più ampio che vede protagoniste molte piccole comunità che desiderano mantenere vivo il senso di appartenenza e di identità locale, anche attraverso gesti simbolici e provocazioni che, tuttavia, restano nel campo dell’ironia e della protesta silenziosa.
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione