Il drammatico stato delle strutture di assistenza agli anziani in Veneto: una crisi silenziosa e emergente Negli ultimi anni, il nostro Paese e in particolare il Veneto si trovano ad affrontare una crescita esponenziale della popolazione ultraottantenne, portando con sé una serie di criticità che rischiano di mettere in crisi l’intero sistema di assistenza sociale e sanitaria. Roberto Volpe, presidente dell’Uripa, l’associazione che rappresenta le principali strutture di ricovero per anziani – una realtà un tempo chiamata case di riposo – ha acceso i riflettori su questa problematica, lanciando un grido di dolore che si protrae da diversi anni senza che le istituzioni pubbliche abbiano ancora oggi trovato le soluzioni adeguate. Demografia e bisogno di assistenza: una bomba sociale innescata Con un’esperienza di lungo corso nel settore, Volpe chiarisce come i dati demografici siano impietosi: nel Veneto, si prevede che entro il 2050 il numero degli ultraottantenni raddoppierà, passando dagli attuali 370.000 a oltre 700.000. In questa regione, come in tutto il Paese, la maggior parte di queste persone – oltre il 65% – sarà non autosufficiente o scarsamente autosufficiente. Si tratta di un vero e proprio “enorme tsunami” sociale, con città come Verona, Vicenza, Padova, Rovigo e Bassano del Grappa che si troveranno a ospitare comunità di anziani impossibilitati a vivere in autonomia, spesso senza un’adeguata assistenza. Le criticità di un sistema allo sfascio Il quadro non è meno preoccupante se si analizzano i numeri delle strutture di assistenza esistenti. In Veneto, sono circa 347 le strutture che accolgono circa 33.000 anziani, di cui il 95% non autosufficienti. Tuttavia, ci sono circa 10.000 anziani in lista d’attesa, pronti ad entrare e sfidando le capacità di un sistema ormai sotto pressione. La carenza più grave è rappresentata dalla mancanza di operatori socio-sanitari: al momento, sono circa 20.000 le figure professionali necessarie, ma si registrano circa 3.000 posti vacanti. La conseguenza di questa scarsità di personale è che molte strutture devono ridurre i posti letto o limitare la qualità delle cure, lasciando potenzialmente gli anziani in condizioni di mancanza di assistenza adeguata, fino al rischio di piaghe o complicanze di salute aggravate dalla negligenza o dalla carenza di personale. L’allarme sulla qualità e le condizioni di vita degli anziani Volpe sottolinea come la realtà attuale imponga di chiudere posti letto per ragioni di sicurezza e di qualità, adottando uno standard minimo di assistenza che spesso implica anche limiti nelle possibilità di attuare pratiche di cura ottimali. La gestione delle piaghe da decubito, le cure igieniche e l’assistenza quotidiana richiedono personale qualificato e sufficientemente numeroso, cosa che molte strutture oggi non possono garantire. La conseguenza di questa situazione è un circolo vizioso, con meno posti disponibili e meno operatori, aggravando la condizione di vulnerabilità degli ospiti. Le difficoltà di formazione e le sfide di reclutamento Il problema delle risorse umane si approfondisce ancor di più considerando che molti operatori sono over quarant’anni, con un’età media di circa 27 anni, ma senza una formazione adeguata e con un’altissima percentuale di persone con scolarità bassissima. Secondo Volpe, la formazione degli operatori in Italia, e soprattutto in Veneto, è insufficiente rispetto agli standard internazionali. A questo si aggiunge il fenomeno drammatico di molti giovani che preferiscono evitare questa professione, considerandola usurante e poco remunerativa. Solo nel 2023 si sono formati poco più di 1.100 operatori, ben al di sotto delle necessità, considerando che si stimano almeno 3.000 professionisti ancora necessari per far fronte alla domanda. L’esperienza internazionale e le verifiche sulla qualità formazione Per cercare di migliorare la situazione, Volpe ha intrapreso un viaggio in Brasile e Repubblica Dominicana, paesi dove la formazione degli operatori socio-sanitari è più strutturata e più lunga rispetto a quella italiana. In Brasile, ad esempio, le scuole di formazione per tecnici ospedalieri durano circa 1.600 ore contro le 1.000 italiane, con una qualità che supera quella regionale veneta e nazionale. Questa comparazione ha rafforzato la convinzione che il miglioramento del settore passo attraverso una formazione più rigorosa e internazionale, accompagnata da investimenti adeguati e da politiche di attrattiva del personale. Le prospettive e le proposte per il futuro Volpe non si limita a denunciare il problema, ma si impegna personalmente nel cercare di avvicinare le istituzioni regionali alle realtà del settore. Dopo aver incontrato l’assessore regionale al sociale, Paola Roma, e aver avviato un dialogo con il presidente della Regione, Stefano, ha annunciato una “missione” per presentare proposte concrete volte a migliorare il sistema di assistenza e formazione. Il suo auspicio è che la Regione vida questo come un investimento prioritario, considerando che il problema richiama l’attenzione di tutta la società e coinvolge i diritti fondamentali di una fascia di popolazione sempre più crescente. Conclusione Il quadro descritto da Roberto Volpe dipinge una realtà complessa e drammatica, la cui soluzione richiederà strumenti efficaci, risorse, formazione e un’attenta pianificazione strategica. La crisi degli anziani non autosufficienti in Veneto rappresenta un problema ormai non più rinviabile, e l’attenzione pubblica e politica dovrà essere più attiva e concreta per garantire sicurezza, dignità e assistenza a chi, per età e condizione, si trova a dover affrontare le sfide del peggior invecchiamento della popolazione.
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