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Crisi e rischi idrogeologici

Protezione Civile in Veneto: esperienze, criticità e prospettive

Giampaolo Bottacin riflette sul passato e sul futuro della gestione delle emergenze in una regione vulnerabile

Protezione Civile in Veneto: esperienze, criticità e prospettive

Foto di repertorio

Il Veneto, come gran parte del Nord Italia, è una regione particolarmente esposta ai rischi naturali. Il dissesto idrogeologico, le frane e le alluvioni sono diventati eventi ricorrenti che mettono a dura prova la capacità della Protezione Civile regionale. A condividere con noi una riflessione sulle criticità, i progressi e le sfide future è Giampaolo Bottacin, ex assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto, che ha avuto un ruolo chiave nel coordinamento delle risposte a numerosi eventi calamitosi.

Il dissesto idrogeologico: un problema sistemico

Il problema delle frane e delle alluvioni è una delle principali preoccupazioni in Veneto. L’esperto sottolinea come il territorio della regione sia fragile e vulnerabile a fenomeni naturali, ma anche alle modifiche antropiche, che spesso amplificano i rischi. Bottacin cita l’esempio recente della frana al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, che ha causato vittime e danni ingenti, così come il caso della frana di Niscemi in Sicilia, ancora in espansione. La riflessione è chiara: “Il dissesto idrogeologico è un problema complesso che è stato troppo spesso affrontato in modo superficiale”, afferma Bottacin, evidenziando come la prevenzione sia la chiave per ridurre il rischio.

Prevenzione e pianificazione: l’importanza di un approccio integrato

Per Bottacin, la vera sfida sta nel migliorare la prevenzione. Il primo passo è evitare di costruire in aree a rischio, un principio che dovrebbe essere alla base della pianificazione urbanistica. "Un corretto coordinamento tra pianificazione urbana e protezione civile deve essere la norma, non l'eccezione", spiega l’ex assessore. La gestione del rischio in Veneto ha dimostrato che una pianificazione rigorosa è fondamentale per ridurre le vulnerabilità territoriali. Tuttavia, l’espansione edilizia continua a essere una criticità, con la costruzione di edifici in zone a rischio che ha avuto in passato un impatto devastante.

Il ruolo della costruzione nelle aree a rischio

La costruzione nelle aree a rischio ha rappresentato una sfida enorme, specialmente nelle zone storiche, dove molte abitazioni sono state erette prima dell’introduzione di normative più severe. Bottacin ricorda il caso di Niscemi, dove molte strutture furono realizzate senza adeguata valutazione del rischio. Questi edifici, spesso costruiti su terreni instabili, sono ora un ostacolo ulteriore in caso di emergenza, rendendo necessario un monitoraggio costante e interventi di consolidamento.

L’esperienza del tornado del 2015: un banco di prova

Un episodio che Bottacin ricorda con particolare attenzione è il tornado che colpì la Riviera del Brenta nel luglio 2015. Il disastro causò la morte di una persona e oltre settanta feriti, con danni a circa cinquecento abitazioni. La gestione di quell’emergenza fu un momento cruciale per testare la capacità della protezione civile veneta. Bottacin, che coordinò l’intervento, ricorda come la tempestività nella risposta e i contributi economici immediati alle famiglie colpite furono essenziali per il recupero. Oggi, quella risposta è considerata un modello a livello nazionale.

L’evoluzione del sistema di protezione civile veneto

Bottacin esprime soddisfazione per i progressi fatti dalla Protezione Civile veneta negli ultimi dieci anni. "Non era così dieci anni fa", commenta, sottolineando come la crescita delle competenze e delle risorse umane abbia permesso alla regione di diventare un punto di riferimento per la gestione delle emergenze. La collaborazione tra enti regionali e nazionali ha rafforzato il sistema, e oggi il Veneto è considerato uno degli esempi più efficaci a livello nazionale in materia di protezione civile.

Il rapporto tra passato e futuro nella tutela del territorio

Bottacin riconosce che la questione dell’abusivismo edilizio e delle costruzioni nelle aree a rischio continua a essere una sfida difficile da affrontare. Molti edifici storici e vecchi insediamenti sono ubicati in zone vulnerabili e necessitano di interventi per ridurre i rischi. La soluzione? Potenziare le reti di monitoraggio, consolidare i terreni instabili e promuovere una cultura della prevenzione. “L’obiettivo deve essere quello di prevenire future tragedie”, afferma Bottacin, che ribadisce l’importanza della formazione continua e della collaborazione con le istituzioni locali e nazionali.

Impegno per il futuro: un patrimonio di esperienza

Nonostante non ricopra più incarichi ufficiali, Bottacin si dichiara disponibile a collaborare con la nuova giunta regionale per continuare a proteggere il territorio veneto. “Credo nel lavoro di squadra e nella possibilità di contribuire alla tutela del nostro territorio”, afferma con convinzione. La sua testimonianza, frutto di anni di impegno e di esperienza sul campo, rimane un patrimonio prezioso per la protezione civile del Veneto e un esempio di dedizione alla sicurezza della comunità.

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