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Mira, la povertà cambia volto: “La forbice sociale si è allargata”

Negli ultimi 2 anni è aumentata del 4% la spesa del sociale del Comune

Mira, la povertà cambia volto: “La forbice sociale si è allargata”

Il municipio di Mira

L’affitto rappresenta la voce più pesante per chi vive con un reddito basso

Quasi 40 mila abitanti nel cuore della Riviera del Brenta, un tessuto sociale storicamente attraversato da fragilità. Oggi, però, a Mira la povertà ha un volto nuovo. Più trasversale, più silenzioso, più vicino. A fotografare la situazione è l’assessora alle politiche sociali Chiara Poppi , che parla di un cambiamento strutturale del quadro sociale.

“Nel corso degli ultimi anni – spiega Poppi – il concetto di povertà ha subito un cambiamento. Famiglie che fino a qualche anno fa non accedevano ai nostri servizi per chiederci contributi o aiuti, ora lo fanno. Diciamo che la forbice del sociale, ma soprattutto della povertà, si è estremamente allargata”. Il nodo principale è la casa. L’affitto rappresenta oggi la voce più pesante per chi vive con un reddito basso, soprattutto in presenza di minori. Un costo diventato insostenibile che spinge nuclei un tempo autonomi a rivolgersi ai servizi sociali.

“Abbiamo di fronte – continua l’assessora – persone che magari prima neanche pensavano di poter accedere ai servizi sociali. Gli accessi sono sicuramente aumentati in diverse fasce, penso anche all’area adulti, soprattutto con persone con una fragilità anche psicologica”. Un dato significativo riguarda l’assistenza domiciliare: oltre mille ore mensili di servizio. E l’aumento non interessa più soltanto gli anziani. Crescono gli interventi nella fascia adulta, in particolare in ambito psichiatrico o in situazioni che richiedono assistenza continuativa a casa.

Tra le nuove povertà emergono anche le solitudini. “Dobbiamo far fronte anche a queste povertà che sono isolamenti sociali, cioè persone che non si sentono integrate nella società”. Non solo mancanza di reddito, dunque, ma marginalità relazionale. Sul fronte economico, tra il 2024 e il 2025 si registra un incremento di quasi il 4% della spesa per contributi assistenziali. La cifra complessiva sfiora i 150 mila euro annui. La ripartizione vede il 45% destinato all’area minori (famiglie con figli), il 35-40% all’area anziani e circa il 20% all’area adulti.

“La spesa maggiore – precisa l’assessora Poppi – riguarda le famiglie con minori”. I contributi principali sono quelli per il sostegno al reddito, che superano i 50 mila euro, più di un terzo del totale. Seguono gli interventi per i servizi scolastici, una decina per i centri estivi e 4-5 contributi significativi per alloggi in emergenza abitativa, oltre a circa 15 interventi per situazioni di emergenza legate alla casa. Un dato spesso oggetto di dibattito pubblico riguarda la nazionalità dei beneficiari: circa il 60% dei contributi è destinato a cittadini italiani e il 40% a stranieri. Tra questi ultimi, oltre la metà sono famiglie con minori. Le risorse arrivano prevalentemente da fondi dedicati al sociale. “Seguiamo poi anziani socialmente utili con il Ria, Reddito di inclusione attiva, inseriti nelle varie necessità del territorio. Qui ci sono 45 mila euro di contributi previsti - conclude Poppi. Il quadro che emerge è chiaro: la povertà non è più un fenomeno circoscritto, ma una condizione che può colpire chiunque. E i servizi sociali diventano sempre più un presidio di prossimità, chiamato a intercettare bisogni nuovi in una comunità che cambia”.

Alessandro Abbadir

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