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Salute
28.01.2026 - 12:30
Foto di repertorio
L’episodio legato all’appalto per la fornitura di personale sanitario all’Ulss 3 Serenissima non è un caso isolato, ma il frutto di una politica decennale di progressivo disinvestimento nella sanità pubblica, denunciano i segretari generali di Cgil Venezia, Daniele Giordano e Ivan Bernini.
«Da anni il Servizio sanitario nazionale subisce blocchi alle assunzioni, riduzione degli organici e finanziamenti insufficienti – spiegano i sindacalisti – in questo contesto, il ricorso a cooperative, appalti e somministrazione di personale è diventato la norma per garantire i servizi essenziali».
Il risultato, secondo Giordano e Bernini, è evidente: «Spesso le società esterne devono colmare carenze strutturali del sistema pubblico, con costi maggiori, meno tutele per i lavoratori e rischi concreti per la qualità delle cure. Quando questi soggetti non sono in grado di garantire il servizio promesso, a subirne le conseguenze sono i cittadini e il personale rimasto in servizio, già sottoposto a carichi di lavoro pesantissimi».
I sindacati ricordano di aver segnalato i rischi già nel marzo 2022, quando l’Ulss 3 rispose minimizzando le preoccupazioni e attaccando le organizzazioni sindacali anziché valutare le criticità. «Oggi i fatti confermano che quelle avvertenze erano fondate», sottolineano.
Oltre alla criticità strutturale, i sindacati mettono in luce problemi procedurali: «Non sembra che siano state verificate in modo rigoroso la solidità economica, l’affidabilità e la capacità organizzativa della cooperativa vincitrice dell’appalto, elementi fondamentali trattandosi di personale sanitario destinato a servizi essenziali».
Giordano e Bernini lanciano un appello chiaro: «Non si può continuare a trattare la sanità come un mercato e i lavoratori come variabili da esternalizzare. Serve un’inversione di rotta: investimenti strutturali, assunzioni stabili e valorizzazione del personale pubblico, ponendo fine all’abuso di cooperative e appalti che frammentano e indeboliscono il sistema».
«Questo episodio deve rappresentare un punto di svolta – concludono – senza un serio rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale e senza politiche che mettano al centro il lavoro pubblico, casi come questo non solo continueranno a ripetersi, ma rischiano di diventare la norma».
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