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24.02.2026 - 14:25
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Dieci anni di trasformazioni profonde, tra accorpamenti istituzionali, cantieri milionari, rivoluzione digitale e la prova durissima della pandemia. L’Ulss 2 Marca trevigiana chiude un decennio che ha riscritto geografia, organizzazione e strumenti della sanità provinciale. A tracciare il bilancio è il direttore generale Francesco Benazzi, alla guida dell’azienda dal 2016, che ha presentato il Bilancio di Mandato 2016–2026 insieme alla direzione strategica.
«È stata una rivoluzione lunga dieci anni – ha detto –. Abbiamo cambiato i confini territoriali con l’unificazione delle tre Ulss, investito in strutture e tecnologie, rafforzato il rapporto tra ospedale e territorio. E nel mezzo abbiamo affrontato il dramma del Covid».
I numeri di una maxi-azienda sanitaria
L’ULSS 2 Marca trevigiana oggi assiste circa 880 mila cittadini, impiega quasi 9.500 dipendenti, gestisce 6 ospedali pubblici, 4 distretti socio-sanitari e copre 94 Comuni. Solo nel 2025 i numeri raccontano la portata dell’attività: oltre 98 mila ricoveri, 298 mila accessi al Pronto soccorso, 46 mila interventi chirurgici e 2,8 milioni di prestazioni specialistiche.
Sul fronte degli investimenti, il conto supera ampiamente i 600 milioni di euro: oltre 300 milioni per la Cittadella della Salute e il nuovo polo di Conegliano, più di 60 milioni dal Pnrr per la sanità territoriale e altri 300 milioni destinati a tecnologie, adeguamenti strutturali e informatizzazione.
Tra i capitoli più impegnativi, la pandemia: nella Marca sono stati gestiti 517 mila casi Covid, somministrate più di 2 milioni di dosi di vaccino e attivati 18 centri vaccinali.
Una provincia che invecchia
A orientare le scelte strategiche è soprattutto la demografia. L’indice di vecchiaia è passato da 156 nel 2016 a 190 nel 2025. Oggi gli over 65 sono oltre 213 mila, quasi un quarto della popolazione, e le proiezioni al 2045 indicano un’ulteriore impennata. Un paziente anziano presenta in media 3,2 patologie croniche contro le 0,8 di un under 40: «Non si tratta solo di curare di più – osserva Benazzi – ma di curare situazioni molto più complesse».
Da qui la scelta di puntare su Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, finanziati anche con il Pnrr: 17 Case di Comunità, 8 Centrali già operative e 6 Ospedali di Comunità distribuiti nel territorio.
La rete ospedaliera tra Hub e Spoke
Cuore del sistema è l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, hub provinciale con oltre 37 mila ricoveri annui e punto di riferimento per cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia oncologica complessa e terapia intensiva neonatale. Attorno, una rete di spoke che comprende i presidi di Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco Veneto, Montebelluna e Oderzo.
Conegliano è al centro di una profonda trasformazione con il nuovo Blocco Urgenze ed Emergenze, finanziato con 47 milioni di euro dal Pnrr, primo passo di un riassetto complessivo da quasi 56 milioni. Montebelluna è stato inserito da Agenas tra i primi 15 ospedali italiani per qualità delle cure. A Oderzo sono previsti interventi per oltre 26 milioni di euro. Castelfranco ha completato un complesso adeguamento sismico e attivato due Ospedali di Comunità per 40 posti letto. Vittorio Veneto ha rinnovato le degenze e realizzato un proprio Ospedale di Comunità.
Tecnologia e umanizzazione
In dieci anni la sanità trevigiana ha investito anche sull’innovazione: due robot Da Vinci per la chirurgia, un robot ortopedico per le protesi di ginocchio, acceleratori lineari per la radioterapia, mammografi con intelligenza artificiale, telemedicina con oltre 350 mila prestazioni erogate. Nelle Rsa, la diagnostica decentrata ha ridotto del 40% i ricoveri per polmonite e sepsi.
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