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Treviso, Robert Gucher: il faro del centrocampo che sa come si vince

Il centrocampista austriaco: "Qui per fare qualcosa di grande"

Treviso, Robert Gucher: il faro del centrocampo che sa come si vince

Robert Gucher

Robert Gucher è uno che sa come si fa. Una vita con la valigia in mano alla ricerca della vittoria. L'austriaco, centrocampista classe 1993, è abituato così. Scegliere un luogo e lasciare il segno per poi inseguire una nuova sfida. Uomo dal carattere forte, non ha paura di rischiare e di rimettersi in gioco: al centro di tutto deve esserci il progetto giusto. Con queste condizioni, quest'estate, si è con sumato il matrimonio con il Treviso: "Quando mi hanno parlato i dirigenti veneti, ho capito subito che qui c'era qualcosa di serio, si voleva costruire una squadra da categorie superiori. È stato un passo indietro per farne due in avanti. Voglio fare qualcosa di grande".

Una carriera, quella di Gucher, segnata da scelte coraggiose, a partire dagli inizi: "Fin da piccolo il pallone era la mia passione. Mio padre allenava la squadra del paese ed è lui ad avermi trasmesso l'amore per questo gioco", racconta Robert. La prima grande occasione ha il sapore di Inghilterra: da giovanissimo arriva la possibilità di sbarcare all’Aston Villa: "Era tutto pronto, avevamo già i biglietti per la partenza e avevo anche organizzato una festa con la famiglia. Ma tutto saltò. Poi sono arrivati i contatti dall'Italia, più precisamente dal Frosinone. Mi parlavano di un progetto ambizioso e alla fine mi sono buttato ed è iniziato il mio viaggio in Italia".

L'adattamento iniziale non fu facile: "La nostalgia di casa c’era, ma sapevo che quella era la scelta giusta. All’inizio fu complicato, soprattutto culturalmente, ma con il tempo mi sono abituato. Uno dei miei più cari amici in Italia è un ragazzo che incontrai per caso appena arrivato in terra Ciociara. Mi fidai e mi fece vedere tutta la città".

Dopo un pó di attesa, a Frosinone arriva l'esordio nel calcio professionistico. Tutto inizia quasi per caso, quando il mister, non soddisfatto di alcuni senatori, lo lancia dal primo minuto in una partita fondamentale. Il debutto fu da sogno: "Ho giocato e sono uscito tra gli applausi dello Stirpe, fu un'emozione incredibile. Quello è stato il mio primo vero grande momento".

"Durante il secondo anno con mister Moriero avevo percepito grande fiducia. Mi vedeva molto. Avevo giocato subito e tanto, stavamo andando benissimo. A gennaio ero conteso tra Napoli e Genoa. Vado in comproprietà al Genoa, c’era Gasperini in panchina nel Grifone. Mi alternavo tra prima squadra e primavera. Ma decidono di non riscattarmi; così torno in Ciociaria per crescere".

In ritiro, però, arriva un grave infortunio al menisco. Lo stop è lungo: "In quel momento ho sentito nostalgia di casa, ero molto giù di morale. A gennaio, quando stavo recuperando, ho avuto l occasione di tornare a giocare in Austria per riprendermi e stare vicino alla mia famiglia. Fu una scelta azzeccata".

Dopodiché Robert torna a Frosinone, dove negli anni si consolida come uno dei leader della squadra, guadagnandosi la fiducia di tutto l'ambiente. Sono stagioni esaltanti, coronate da una storica doppia cavalcata dalla C alla A: "La finale play-off Serie C contro il Lecce è forse l'emozione più grande della mia carriera. Poi in B c'era un entusiasmo enorme e paradossalmente fu tutto più facile: il trionfo venne da sé". 

Dopo il ciclo in Ciociaria, arriva la chiamata da Vicenza. Nonostante le difficoltà economiche del club, Robert ricorda con affetto la città e il calore dell'ambiente. Poi arriva una decisione difficile da prendere. Da dove ripartire? Lecce o Pisa? "Il ds del Lecce venne addirittura a casa mia a Graz per convincermi, ma per motivi familiari alla fine scelsi Pisa".

In Toscana Gucher vive momenti di gloria, segnando il gol della promozione in Serie B contro la Triestina. "Quella partita è stata incredibile. Poi ci fu la finale persa contro il Monza per andare in Serie A: è stata una delusione, ma era tangibile che la strada presa era quella giusta e che nell'ambiente c'era qualcosa di speciale," racconta Robert.

La società, poi, fa altre scelte e il centrocampista resta ai margini: "Non volevo andarmene, volevo fare la doppia cavalcata. Rimasi fuori rosa con la speranza di essere reintegrato".

Le cose, però, non vanno come sperato. A gennaio c'è la chiamata del Pordenone: "La squadra era forte e voleva salire in B.  Io volevo stare vicino a mio padre che era malato, quindi la scelta fu presa anche per questo motivo. Ma la società incontrò gravi problemi finanziari. Fu un periodo difficile. In un'estate il Pordenone fallì e io persi mio papà".

Gucher si prende del tempo per decidere la nuova destinazione: ecco la Lucchese. "Da ex capitano del Pisa non era una scelta facile da prendere. Ma avevo bisogno di serenità e in Toscana ero stato davvero bene". Tra i rossoneri, però, c’erano dei problemi societari che resero la sfida ancor più carica di significato. "Abbiamo ottenuto una salvezza incredibile, con il gol decisivo segnato all’ultimo minuto. Quel momento è stato come un film. Abbiamo regalato qualcosa di speciale alla gente nonostante le enormi difficoltà".

Ora, a Treviso, Robert ha deciso di ripartire: "Dopo Lucca ero indeciso, non volevo scendere in Serie D. Ma nella mia carriera ho sempre messo al primo posto il progetto. E qui fanno le cose nel modo giusto. C'è grande serietà. Volevo costruire qualcosa di nuovo, questa sfida mi ha convinto ad accettare. I giocatori scelti sono importanti, è una squadra da categorie superiori. In questa prima fase stiamo dimostrando tanto, non è banale quello che stiamo facendo".

Una vita piena: dalle radici in Austria, fino a diventare l'"Austrociociaro, ma non solo. Tante piazze e soprattutto tante imprese ottenute sul campo: "Il calcio ti dà e ti toglie, ma le dinamiche che si creano durante l’anno, con i compagni, sono la parte più importante di questo viaggio. Questo è quello che vale di più per me".

Oggi, da leader del Treviso, Gucher è pronto a guidare la squadra al ritorno nel professionismo che manca da più di dieci anni. Con la stessa ricetta di sempre: tanta fame e voglia di costruire qualcosa di speciale, proprio come ha fatto in ogni tappa della sua carriera.

Stefano Parpajola

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