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31.08.2023 - 11:25
Si tratta a tutt’oggi di almeno 800 insegnanti – più quelli che andranno in maternità, malattia o in aspettativa. Le immissioni in ruolo sono state finora 546 totali di cui 153 di sostegno, “un ritardo che si spera di colmare con le nomine che dovrebbero arrivare il 6 settembre – continua Benvegnù – ma se guardiamo le 104 scuole della provincia di Treviso possiamo dire che la media è che mancano 8 insegnanti in ogni istituto” Non va meglio sul fronte dirigenziale, l’anno scorso sono stati solo 66 su 104 i Dsga titolari, gli altri erano tutti facenti funzione, ovvero accettano per quella stagione l’incarico, ma l’anno dopo cosa faranno? “L’instabilità in una posizione delicatissima – aggiunge Benvegnù – “causa molteplici problemi, noi abbiamo proposto delle soluzioni come quella di tener conto della carriera delle persone già disponibili ma non siamo stati ascoltati. Inoltre i bandi, quando si fanno, non coprono i posti disponibili. Domani 11 scuole di Treviso inizieranno senza Dsga, quindi senza possibilità di fare contratti per supplenti o altro”.
Ma di chi è la responsabilità di tutto queste difficoltà? Lo spiega bene Salvatore Auci, insegnante ormai da 35 anni e segretario Snals da 12. “La legge del 2008 poi entrata in vigore nel 2012 ha consentito allo Stato di risparmiare 8 miliardi all’anno, tagliando 87500 docenti e 44500 posti come personale Ata.
Di quel denaro 1/3 avrebbe dovuto essere reinvestito nella scuola, cosa che non è stata fatta, ed uno dei rischi maggiori è quello che non c’è un numero sufficiente di personale atto a garantire la sicurezza e la vigilanza sugli studenti. Tutto è lasciato alla buona volontà dei docenti e dei collaboratori. Un vero e proprio abbandono, dove tutti si barcamenano per far risparmiare lo Stato”. Se infatti gli uffici scolastici provinciali hanno poche responsabilità, queste vanno cercate più a monte. “La politica dovrebbe parlare con la base, il ministro Valditara ha tanti buoni propositi ma poi mancano i fatti. E’ a Roma che bisogna trovare soluzioni, come si può pensare che una persona che prende 1300-1400 possa trasferirsi al Nord e poi ogni anno doversi fare chilometri e chilometri perché gli cambiano la sede di lavoro?” E nonostante i 35 anni di mestiere Auci dichiara che non farebbe più questo lavoro. “Sono disilluso, non è possibile essere trattati così, siamo diventati tecnici, non più professionisti, né coloro che avrebbero dovuto creare i presupposti per una società migliore, perché non dimentichiamolo mai che noi forgiamo i ragazzi, ovvero il nostro futuro”. EDF Edizione
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