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Piove di Sacco, chiude il bar della stazione: addio a trentasei anni di biglietteria e sala d’attesa

Piove di Sacco: il bar della stazione chiude dopo oltre trentasei anni, il pensionamento dei gestori lascia la stazione senza biglietteria, informazioni e sala d’attesa; Comune e Provincia chiamati a una rapida riqualificazione.

PIOVE DI SACCO: Luigi Fiorin e la moglie Evelyne Barrois

Dopo oltre trentasei anni di apertura ininterrotta, il bar della stazione degli autobus di viale Europa ha chiuso i battenti. I gestori, Luigi Fiorin e la moglie Evelyne Barrois, residenti a Vallonga di Arzergrande, sono andati in pensione.

Con loro se ne va non solo un’attività storica, ma anche un servizio fondamentale per i viaggiatori: biglietteria, punto informazioni e sala d’attesa, oltre a luogo di pausa per gli autisti.

«Ho visto cambiare il mondo restando sempre qui, dietro il bancone», racconta Luigi Fiorin. «Ho visto partire e arrivare generazioni di pendolari, studenti, turisti. Questo bar è stata la mia vita». Luigi, dopo 58 anni di lavoro tra hotel e dieci in Germania, aveva rilevato il bar nel 1989. Da allora ha osservato il via vai dei passeggeri senza mai spostarsi: «Dal mio posto fisso ho visto il mondo trasformarsi».

L’attività era anche biglietteria, consentendo agli utenti di acquistare titoli di viaggio all’ultimo minuto e sottoscrivere abbonamenti. Con la pensione dei gestori, questi servizi cessano, lasciando la stazione senza presidio diretto. Così, da fine 2025, porte chiuse: niente bar, biglietteria e sala d’attesa.

Da mesi Luigi aveva comunicato alla Provincia, proprietaria dell’immobile, la volontà di andare in pensione e aveva individuato un possibile subentrante. La burocrazia, però, ha reso impossibile il passaggio diretto. Trattandosi di concessione pubblica, sarà necessario un bando.

L’edificio, risalente agli anni Sessanta, Luigi lo aveva trovato come una «baracca agricola» e lo aveva messo a norma di tasca propria, affrontando anche problemi legati al catasto. Tutto senza sostegno economico, pagando regolarmente l’affitto e rispettando l’obbligo di vendere biglietti dei bus.

Gli anni non sono stati facili. Tra furti notturni, risse e atti vandalici, Luigi ha garantito sicurezza e ordine, mantenendo il bar aperto ogni giorno dalle 6.30 alle 21. «È stata una vera battaglia, ogni giorno» ammette Fiorin, «il bar non era solo lavoro, era la nostra vita. Chi perde davvero sono i viaggiatori, che non avranno più informazioni immediate, biglietti all’ultimo momento e un posto sicuro dove attendere».

A intervenire sulla chiusura è la sindaca Lucia Pizzo, che ricostruisce tempi e criticità. «La chiusura dell’autostazione a servizio del trasporto pubblico extraurbano è stata comunicata al pubblico con un preavviso brevissimo di un giorno» afferma Pizzo, secondo la quale l’impatto maggiore riguarderà gli utenti meno pratici con l’acquisto online, in particolare gli over 70 che necessitano della tessera agevolata. La sindaca richiama l’attenzione sulla condizione dell’area, di proprietà della Provincia: «Da tempo ho chiesto la riqualificazione dell’autostazione. Non si può immaginare che l’attuale stabile sia considerato idoneo a una nuova concessione».

Ha avanzato una proposta formale alla Provincia per valutare un accordo con il Comune, comprensivo di bici-park, servizi igienici pubblici e una biglietteria automatica utilizzabile anche per gli abbonamenti. Aggiunge la sindaca: «Non possiamo ritrovarci con un buco nero invece di un servizio riprogettato per tutti i pendolari. Un servizio quotidiano per lavoratori e studenti, indispensabile anche per gli autisti che hanno bisogno di una pausa in luogo idoneo».

Nel frattempo, BusItalia ha indicato come alternativa l’edicola di via Co’ Panico per l’acquisto di abbonamenti. (Alessandro Cesarato)

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