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La crisi in Iran: Alessandra Moretti denuncia violenze, giovani vittime e la sfida dell'Europa

Proteste, repressione e blackout informativi in Iran: donne in prima linea e la difficile scelta dell'Europa tra sanzioni e diplomazia

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Intervistata dalla conduttrice di Buongiorno Veneto Giuliana Lucca per Radio Veneto24, l'europarlamentare vicentina Alessandra Moretti ha commentato la crisi in Iran.

Negli ultimi mesi, l’Iran è protagonista di una crisi senza precedenti, caratterizzata da violente proteste di massa, repressione brutale e un crescente vuoto informativo imposto dal regime. Questa situazione di estrema gravità richiama l’attenzione della comunità internazionale, che si trova di fronte a una sfida complessa: come intervenire per tutelare i diritti umani senza alimentare ulteriormente il conflitto. La drammatica escalation ha causato, secondo le stime, almeno 2000 morti tra manifestanti, cittadini e minorenni, mentre migliaia di civili sono stati arrestati e alcuni rischiano l’esecuzione capitale. A parlarne è Alessandra Moretti, eurodeputata del Partito Democratico, membro della delegazione europea che si occupa delle relazioni con l’Iran, e da sempre impegnata a sostenere i diritti umani nel paese.

L’attenzione si rivolge inevitabilmente agli eventi che hanno scosso il Paese, in particolare alla morte di Mahsa Amini, una giovane donna arrestata per non aver rispettato le regole sull’abbigliamento – l'hijab – imposte dal regime. La sua morte, avvenuta in circostanze sospette, ha scatenato settimane di proteste diffuse, arraffando il supporto di una popolazione stanca delle restrizioni e del controllo totale dello Stato. Le donne, protagoniste attive delle manifestazioni, sfidano il potere assoluto e simbolicamente mostrano il volto di un Iran in fermento, in cui il desiderio di libertà si scontra con un sistema autoritario che utilizza la violenza come strumento di controllo.

In questo quadro, la repressione ha assunto caratteristiche di estrema durezza. La polizia morale impiega metodi violenti, controlla il modo di vestire e i comportamenti delle donne, e ricorre all’uso di armi letali contro manifestanti, anche bambini. Le immagini delle persone uccise, spesso in sacchi neri o con segni evidenti di spari, documentate da organismi internazionali e media, testimoniano il livello di brutalità adottato dal regime. Alla diffusione delle informazioni si contrappone il blocco totale delle comunicazioni, con Internet e i social media fuori uso o fortemente censurati, per impedire alle proteste di diffondersi e ai cittadini di condividere le proprie testimonianze.

L’Unione Europea ha ripetutamente condannato le violazioni e ha chiesto l’adozione di nuove sanzioni contro il regime di Teheran, ritenendo insufficienti le misure finora adottate. Tuttavia, la leader di alcune nazioni e le analisi degli esperti indicano che la repressione da parte di Teheran non si ferma e risponde anche a pressioni economiche internazionali, come quelle legate al settore petrolifero. In questo scenario di crescente tensione, si teme che il governo iraniano possa reagire con ulteriori minacce di escalation, incluso il rischio di coinvolgimento in un conflitto aperto o di una guerra.

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda le vittime innocenti: bambini e adolescenti vengono spesso coinvolti nel conflitto, alcuni dei quali sono stati trovati morti o detenuti senza motivo valido. Organizzazioni come Save the Children denunciano l’uso di minorenni come pedine nelle violenze, con cadaveri e feriti sparsi tra le strade, alcuni di loro uccisi senza pietà. Questi orrori evidenziano come il regime non rispetti il minimo rispetto per la vita umana, anche in un momento in cui la comunità internazionale richiede fermezza e decisioni diplomatiche per fermare l’emorragia di violenza.

Le donne iraniane rappresentano il cuore pulsante delle proteste, sfidando apertamente il sistema patriarcale e repressivo. La storia recente ci insegna che le rivoluzioni spesso sono guidate dalle donne, che si ritrovano in prima linea per rivendicare libertà e diritti. La testimonianza di Alessandra Moretti sottolinea come le madri di questi giovani vittime si battono con coraggio, e come il loro esempio possa rappresentare un elemento di forza e di speranza anche a livello internazionale.

Tra le questioni più delicate, si discute dell’ipotesi, avanzata anche dal precedente governo statunitense, di un possibile intervento militare in Iran. Moretti ribadisce che l’Europa si oppone all’uso della forza come primo approccio, preferendo azioni diplomatiche e sanzioni mirate per evitare una guerra che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili per la popolazione civile. Tuttavia, si sottolinea l’urgenza di adottare misure più incisive, anche per fermare la repressione e la violazione dei diritti umani, senza lasciar proliferare interessi economici, soprattutto legati al petrolio, sopra alle esigenze di tutela delle libertà fondamentali.

Non meno importante è la capacità della comunità globale di far sentire la propria voce. Organizzazioni come le Nazioni Unite e i principali organismi per i diritti umani chiedono fermezza, investigazioni indipendenti e un immediato stop alle violenze sui civili, soprattutto sui bambini. La comunicazione digitale, anche attraverso i social, permette di documentare le atrocità e di mantenere alta l’attenzione pubblica, elemento essenziale affinché le pressioni internazionali siano efficaci.

La crisi in Iran mette in evidenza la fragilità di un regime che si trova ormai esposto ai fari della critica mondiale, grazie alla resistenza di un popolo che lotta con coraggio e determinazione. La comunità internazionale è chiamata a rafforzare le iniziative di pressione, senza abbassare la guardia, a difendere i diritti fondamentali e a sostenere le rivendicazioni di libertà che si fanno sempre più forti e diffuse. Solo attraverso azioni coordinate, ferme e umanitarie sarà possibile fermare questa spirale di violenza e contribuire ad avvicinare un futuro di maggiore giustizia e pace.

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