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Enrico Borin: “la mia olimpiade da tedoforo a Verona”

Domani, domenica 18 gennaio, la torcia olimpica arriverà a Verona in serata per il City Celebration, con partenza alle 8.40 da Desenzano del Garda. Uno dei primi tedofori della giornata, Enrico Borin, ci racconta l’emozione del suo “grande momento”.

Enrico Borin: “la mia olimpiade da tedoforo a Verona”

Enrico Borin, tedoforo alla tappa veronese della fiamma olimpica, qui agli ultimi metri della Eurospin Verona Run , nel novembre del 2025

Tedoforo: una parola che in queste ore rimbalza sui dizionari online e cartacei, rispolverata ogni due anni in occasione dei Giochi Olimpici (invernali e non) e che, come questi, “più greco non si può”. Deriva infatti dal greco teda (fiaccola) e dalla radice del verbo fero (portare), quindi letteralmente “portatore di fiaccola”. Ma non si tratta di una torcia qualsiasi: è la fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026, evento che animerà i prossimi mesi tra preparativi e gare e che si concluderà il 26 febbraio con una solenne cerimonia proprio a Verona.

Enrico Borin, classe 1986, di Angiari, nella pianura veronese, è diventato tedoforo grazie a una buona dose di fortuna e alla voglia di “provarci”. Tutto è iniziato lo scorso ottobre, quando ha inviato la sua candidatura compilando il form sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Milano-Cortina. “Immaginate la mia soddisfazione quando ho ricevuto la mail che mi annunciava la selezione”. Ancora maggiore quando ha scoperto che avrebbe corso nella sua provincia, Verona, proprio nel primo giorno di passaggio della fiaccola nel Veronese, domani 18 gennaio.

Enrico percorrerà i 300 metri canonici affidati a ogni tedoforo, reggendo una torcia olimpica di circa un chilo e mezzo, dal design avveniristico, interamente in lega metallica e Made in Italy. Il percorso di giornata va da Desenzano del Garda a Verona, con arrivo nel capoluogo alle 17.30 e accensione del braciere in Piazza Bra alle 19.30, quando la fiaccola sarà nelle mani dell’ultima tedofora, Sara Simeoni.

I tedofori sono infatti moltissimi e si sono già alternati in tutta Italia: a ciascuno vengono affidati 300 metri, fino ad arrivare il 6 febbraio allo Stadio di San Siro di Milano per la cerimonia di apertura.

Ma come inizia e cosa prevede la giornata tipo di un tedoforo?

Ce lo spiega Enrico, che tra poche ore vestirà la divisa ufficiale e porterà il sacro fuoco olimpico: “A novembre ho ricevuto il kit ufficiale: berretto, guanti, giacca e pantaloni bianchi, l’iconica tuta firmata Salomon. Una divisa che conserverò gelosamente: non la venderò, come ha fatto qualcuno. È un ricordo troppo prezioso. Domani dovrò presentarmi con gli altri tedofori in un punto di raccolta; da lì una navetta ci porterà all’inizio del nostro micro-tracciato. Poi correrò fino al ‘bacio della torcia’, il passaggio della fiamma, un momento delicato e molto controllato. Dopo, un membro dello staff spegnerà la mia torcia e mi riporterà al punto di raccolta. Io partirò da Desenzano, la primissima tappa: alle 8.57 correrò lungo il lago di Garda”.

“Che emozione è per te poter indossare la divisa del tedoforo?”

È un’emozione indescrivibile e un grande onore essere parte di un ingranaggio così straordinario, che porta visibilità e prestigio al nostro Paese. L’ho pensato subito candidandomi: un’occasione così va colta e vissuta fino in fondo. Ho un figlio di quattro anni, entusiasta nel vedermi con gadget e abbigliamento; un giorno sarà fiero di ricordare con lui questo momento e di dirgli: “ti ricordi quando papà ha fatto il tedoforo alle Olimpiadi?”. Per questo conserverò ogni elemento del kit: diventerà un cimelio di famiglia. Avrò anche l’onore di condividere la tappa con grandi campioni dello sport veronese: il ciclista Elia Viviani, la campionessa di mountain bike Paola Pezzo e, infine, Sara Simeoni, oro olimpico a Mosca 1980, che accenderà il braciere in Piazza Bra.

“Tu sei anche un podista convinto. Che ruolo ha lo sport nella tua vita e che significato assume la torcia per uno sportivo?”

Sono un mezzofondista: corro mezze maratone e 10 km competitive. Sono tesserato con il gruppo Running Dream di Legnago. La corsa per me è disciplina, costanza, conoscenza dei propri limiti e capacità di superarli. Lo sport è sempre stato un grande maestro di valori e portare la fiaccola olimpica, da sportivo, è il coronamento di un sogno. Per chi dedica gran parte del proprio tempo libero alla corsa, il significato di questo gesto è ancora più profondo. La maggior parte dei tedofori viene fortunatamente dal mondo dello sport, più o meno agonistico. Ovviamente ci sono delle eccezioni...e in questi casi capisco le polemiche.

“Hai dovuto seguire un allenamento particolare per affrontare questi 300 metri?”

Sono già abbastanza allenato, ma ho cercato di non perdere il ritmo. Mi alzo presto e corro qualche chilometro prima di accompagnare mio figlio all'isola, poi sfrutto le pause dal lavoro. Sono impiegato in logistica e produzione in un’azienda del basso veronese e non è sempre semplice, ma cerco di fare il possibile.

“E dopo aver corso con la fiaccola, un po’ di riposo?”

Mi godrò la giornata di domani, poi subito di nuovo ad allenarmi: l’8 febbraio correrò la mezza maratona di Dubai. Lì è già primavera: correrò la gara in notturna con arrivo all’alba lungo la costa. Sarà un’emozione fortissima. Ma mai quanto i miei 300 metri “olimpici”.

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