Non una celebrazione formale, ma un incontro vero, fatto di volti, storie e relazioni. È questo lo spirito che ha animato sabato 7 febbraio il Centro Servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier, dove il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha incontrato anziani, malati, operatori sanitari e volontari in occasione della XXXIV Giornata mondiale del malato. Un appuntamento promosso dalla Pastorale della Salute della Diocesi di Treviso che affianca, senza sostituirla, la tradizionale celebrazione dell’11 febbraio in programma anche quest’anno nella basilica di Santa Maria Maggiore a Treviso.
La scelta di visitare una struttura di cura va nella direzione di una Chiesa che desidera stare accanto alle fragilità, ascoltarle e valorizzare chi ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, se ne prende cura. L’iniziativa, dal titolo “L’incontro che cura” e organizzata dal dott. Loris Confortin, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della salute, si inserisce in un percorso di dialogo costante tra il mondo ecclesiale e quello socio-sanitario, mettendo al centro l’ascolto come forma di cura.
Accolto dal parroco di Monastier mons. Luigi Dal Bello e dai responsabili della struttura, mons. Tomasi ha iniziato la visita tra gli ospiti della RSA, per poi spostarsi nel Salone Calvani, gremito di volontari e rappresentanti del territorio. «Ho voluto essere qui per dirvi grazie», ha detto il Vescovo, sottolineando come la collaborazione tra istituzioni, associazioni e volontariato sia il vero antidoto alla solitudine che spesso accompagna la malattia.
Toccanti le testimonianze di chi vive quotidianamente la sofferenza e la cura: dalla voce di Rita Modica, che ha ricordato come «la malattia non debba togliere la voglia di vivere», a quella di Graziana Cescon, caregiver del figlio Daniele e del marito Berto, esempio concreto di quella “compassione del Samaritano” scelta come tema della Giornata del malato 2026. Accanto a loro, anche medici, infermieri e operatori sanitari hanno condiviso esperienze di umanità e professionalità.
In sala, una vera rete della speranza: associazioni, gruppi di volontariato, realtà educative e sociali che mons. Tomasi ha definito “tasselli fondamentali di una comunità che non lascia indietro nessuno”. «Abbiamo ascoltato storie che fanno vibrare – ha concluso il Vescovo – perché siamo fatti di comunità. Qui ho sentito il Vangelo rinarrare nelle vostre esperienze».
A rendere ancora più intensa l’atmosfera, il coro degli ospiti anziani che ha accolto il Vescovo con il “Cantico delle creature”: un canto semplice, capace di ricordare a tutti che la fragilità, quando diventa incontro, è una forza che unisce.