Superato il traguardo del trentennale, il Festival internazionale Marzo Organistico conferma la sua ottima salute e rilancia con una formula che guarda oltre i confini tradizionali. La XXXI edizione prenderà il via sabato 7 marzo a Noale con un cartellone di quattro concerti affidati a interpreti di livello internazionale provenienti da Italia, Germania, Ungheria e Russia. La novità più significativa è l’uscita dalla sede storica: il concerto conclusivo del 28 marzo si terrà infatti nella chiesa di Trebaseleghe, dove risuonerà il maestoso organo Tamburini/Bonato, strumento sinfonico di oltre quattromila canne.
Una scelta ambiziosa, come sottolinea il direttore artistico Silvio Celeghin, pensata per offrire al pubblico una doppia prospettiva sonora: da un lato l’organo Ruffati di Noale, dall’altro un’imponente macchina sinfonica che apre a repertori differenti. L’approdo a Trebaseleghe consentirà anche di rilanciare l’attività formativa, con lezioni-concerto dedicate agli studenti e nuove iniziative per avvicinare i più giovani alla musica organistica.
Il programma si aprirà con il recital dell’organista romano Gabriele Agrimonti, virtuoso apprezzato a livello internazionale, che chiuderà la serata con improvvisazioni su temi suggeriti dal pubblico. Il 14 marzo spazio al tedesco Winfried Lichtscheidel, tra Bach, Mozart e una originale rilettura della Primavera vivaldiana. Il 21 marzo, nel giorno del compleanno di Bach, tornerà a Noale l’ungherese Szamosi Szabolcs, con un omaggio a Franz Liszt. Gran finale il 28 marzo a Trebaseleghe con Marina Omelchenko, titolare della Cattedrale cattolica di Mosca, che proporrà un programma tra tradizione italiana e grande scuola russa, con attenzione particolare ai giovani ascoltatori.
Concluso il festival internazionale, il testimone passerà come di consueto alla Rassegna Nazionale Organistica 2026, diffusa nei comuni del territorio con concerti che intrecciano organo, voci e strumenti. Un segnale di continuità e vitalità per una manifestazione che, anno dopo anno, continua a coniugare tradizione, ricerca e partecipazione.
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