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Territorio
04.03.2026 - 19:36
La sospensione della campagna di lavorazione della barbabietola per il 2026 segna una cesura nella storia dello zuccherificio di Pontelongo, attivo dal 1910 lungo un'ansa del Bacchiglione. Nato con capitali in larga parte belgi (tanto da essere soprannominato in paese "el Beljo") e con la partecipazione, tra gli altri, della contessa Giuseppina Barbò vedova Melzi d'Eril, di Leone da Zara e della Banca Commerciale Italiana, lo stabilimento è stato per oltre un secolo il motore economico e sociale della comunità. Sotto la guida di Ilario Montesi, dal 1927 al 1967, superò anche i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, consolidandosi poi nel gruppo Eridania e successivamente nella cooperativa Coprob, ultimo presidio della filiera dello zucchero 100% italiano insieme al sito bolognese di Minerbio. Negli ultimi vent'anni il ridimensionamento è stato progressivo, tra razionalizzazioni e innovazioni tecnologiche.
Il quadro si è aggravato nelle ultime campagne. Le superfici coltivate a barbabietola nel bacino di approvvigionamento – Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Umbria – sono scese dai circa 30 mila ettari del 2024 a meno di 19 mila; in Veneto gli ettari sono scivolati sotto quota 4 mila. Coprob collega il calo agli effetti dei cambiamenti climatici, alla diffusione di infestanti e alla progressiva riduzione dei principi attivi autorizzati a livello europeo, con rese più basse, costi crescenti e reddititività incerta per le aziende agricole. In questo contesto il consiglio di amministrazione della cooperativa ha annunciato la sospensione temporanea della trasformazione a Pontelongo per la prossima estate, definendola una scelta "sofferta ma necessaria". Le barbabietole già contrattualizzate dai soci veneti saranno comunque ritirate al prezzo fissato e lavorate a Minerbio, dove l'estensione delle superfici consente la prosecuzione dell'attività. A Pontelongo resteranno attive le linee di confezionamento e proseguirà un intervento di ammodernamento strutturale finanziato con risorse Pnrr per circa tre milioni di euro.
Il presidente Luigi Maccaferri ha parlato di fase "contingente e transitoria", mentre il direttore generale Moreno Basilico ha assicurato un confronto costante con le organizzazioni sindacali. La reazione del territorio è stata immediata. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila di Padova hanno definito la sospensione "un colpo potenzialmente fatale per l'intera filiera bieticolo-saccarifera" e hanno promosso un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, chiedendo l'apertura di un tavolo di crisi in Regione e al Ministero. In gioco vi sono circa 200 lavoratori tra fissi e stagionali, oltre all'indotto. Per gli stagionali la campagna rappresentava anche il requisito per l'accesso agli ammortizzatori sociali.
Dal mondo agricolo sono arrivate posizioni articolate. Coldiretti Padova ha espresso preoccupazione per la sostenibilità economica della filiera, sollecitando una strategia condivisa con Governo e Regioni e ricordando l'aumento dell'aiuto accoppiato alla bieticoltura, passato a oltre mille euro per ettaro. Anche Cia Padova ha chiesto un tavolo nazionale, sottolineando come la riduzione delle superfici superi il 50% in alcune aree e come pesino concorrenza extraeuropea, costi energetici e vincoli fitosanitari. Tra i soci produttori non sono mancate critiche alla tempistica della decisione, ritenuta tardiva rispetto alla fase delle semine. La sindaca Lisa Bregantin ha parlato di notizia "pesante" per una comunità che da 115 anni cammina con il suo zuccherificio, ribadendo la priorità della tutela occupazionale. Solidarietà è arrivata anche dal sindaco di Porto Viro, Mario Mantovan, ricordando la chiusura del sito polesano nel 2005.
Sul piano parlamentare è stata presentata dal senatore padovano Antonio De Poli dell'Udc un'interrogazione per sollecitare l'intervento del Governo. Il 2026 si apre così con una pausa che non viene formalmente definita definitiva, ma che solleva interrogativi sulla tenuta industriale e sociale di un territorio cresciuto attorno alla fabbrica. La prosecuzione del confezionamento e gli investimenti in corso rappresentano segnali di continuità, ma la trasformazione della barbabietola, cuore storico dell'impianto, resta sospesa in attesa di verificare se vi saranno le condizioni produttive ed economiche per un ritorno alla piena attività.
Alessandro Cesarato
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