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20.03.2024 - 14:33
Sono 120 mila le piante autentiche di carciofo violetto, le cui castraure, una per pianta, sono riconoscibili in vendita grazie al marchio registrato dal Consorzio del Carciofo di Sant'Erasmo. “Non si tratta di fare campanilismo, ma di smascherare questi inganni che danneggiano il mercato di un prodotto tipico che è presidio di Slow Food - puntualizza Carlo Finotello presidente del consorzio, "Noi produttori viviamo tutto l’anno in attesa della stagione primaverile per raccogliere i frutti di una coltura che richiede cure e lavoro costanti”. I carciofi di Sant’Erasmo sono un ortaggio coltivato da secoli in laguna nell'omonima isola, ma anche nelle Vignole, Lio Piccolo, Mazzorbo. “Molti venditori, per attrarre il consumatore e richiamando all’immagine di quel carciofo tenerissimo, definiscono castraure carciofi diversi. Ma se inizialmente pensavamo fosse superficialità o disattenzione, ora riteniamo che ci sia malafede – spiega Michele Borgo presidente di Coldiretti Cavallino Treporti - La castraura è un termine dialettale per indicare il frutto apicale della pianta che viene tagliato per primo, in modo da permettere lo sviluppo di altri (mediamente) otto carciofi laterali chiamati botoli. Ma è un termine coniato dal Consorzio".
Una "falsa" castraura in vendita nei banchi di un fruttivendolo a Venezia
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