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“Vènardi Gnocolar” 2026: quel boccone amaro di Carnevale che non va giù

Sfilate, tradizione e ricorsi: a Verona il Carnevale parte con uno scontro istituzionale tra comitato storico e amministrazione, che finirà davanti ai giudici del TAR

“Vènerdi Gnocolar” 2026: quel boccone amaro di Carnevale che non va giù

La consueta sfilata di Carnevale con in testa il "Papà del Gnoco" simbolo di Verona, che si tiene l'ultimo venerdì di Carnevale

Carnevale 2026 tra festa e tensioni

Il Carnevale veronese ha preso ufficialmente il via il giorno dell’Epifania con la tradizionale sfilata delle maschere, aprendo il 496° Bacanal del Gnoco. Un momento atteso e identitario per la città, che quest’anno però si carica fin dall’inizio di un clima teso. Accanto all’atmosfera di festa e ai primi appuntamenti in calendario, si affaccia infatti una controversia destinata a segnare l’intera edizione 2026, trasformando il Carnevale in un lungo percorso di polemiche e attese giudiziarie.

Fondi pubblici e cambio di regia

Il programma delle celebrazioni resta ricco e diffuso sul territorio, in un’edizione che si intreccia anche con un contesto straordinario: Verona sarà protagonista dei Giochi olimpici invernali, ospitando in Arena la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e quella di apertura delle Paralimpiadi. Il Comune sostiene il Carnevale con un finanziamento complessivo di 100mila euro, 75mila dei quali destinati al Vènerdi Gnocolar, cuore simbolico della festa. Proprio la gestione di queste risorse è all’origine dello scontro che ha animato il dibattito politico cittadino negli ultimi mesi.

L’esclusione del Comitato storico e il ricorso

Il Comitato Bacanal del Gnoco, che per anni ha organizzato la storica sfilata, è stato escluso a seguito di irregolarità amministrative emerse nella gestione dei finanziamenti comunali degli anni precedenti. L’amministrazione guidata dal sindaco Damiano Tommasi ha nel frattempo modificato il regolamento, affidando per il 2026 l’organizzazione del Vènerdi Gnocolar al Comitato Benefico Festa della Renga di Parona. Una decisione che il comitato storico ha contestato con forza, presentando il 5 gennaio un ricorso al Tar per eccesso di potere e violazione dei principi di buona amministrazione, rivendicando anche la propria disponibilità a sostenere economicamente la sfilata pur di garantirne lo svolgimento.

Una contraddizione che divide la città

A rendere la vicenda ancora più controversa è il fatto che al Comitato Bacanal sia stata lasciata l’organizzazione di tutte le altre manifestazioni del Carnevale, che a Verona inizia ufficialmente il 6 gennaio, mentre gli è stata sottratta proprio la gestione dell’evento più rappresentativo. Una scelta che, secondo i promotori storici, svuota di senso la continuità della tradizione e crea una frattura evidente tra istituzioni e una parte significativa del mondo carnevalesco cittadino, mentre il calendario corre verso la data del 13 febbraio.

Le radici della tradizione: dal “Vènerdi Casolar” al Bacanal

Il Vènerdi Gnocolar affonda le sue radici nel 1531, in uno dei momenti più drammatici della storia di Verona. Una grave carestia, provocata dall’esondazione dell’Adige e aggravata dal passaggio delle truppe germaniche dopo la Pace di Cambrai, scatenò una sollevazione popolare contro i fornai. Per sedare la rivolta e sfamare la popolazione, alcuni cittadini furono incaricati di distribuire generi alimentari utilizzando i proventi dei dazi su castagne e olive. L’ultimo venerdì di Carnevale, nella zona di San Zeno, vennero così distribuiti pane, vino, farina, burro e formaggio ai più poveri: era il “Vènerdi Casolar”, divenuto poi Vènerdi Gnocolar.

Tra storia documentata e leggenda popolare

Attorno a quella vicenda si è costruita nei secoli la leggenda di Tommaso da Vico, il medico indicato come fondatore del Bacanal grazie a un presunto lascito testamentario. In realtà, il testamento esiste ma non prevede alcuna eredità destinata alla festa: Da Vico lasciò tutto al figlio, chiedendo soltanto che gli fosse eretto un monumento. La vicinanza di quel monumento al grande tavolo di pietra dove, ogni ultimo venerdì di Carnevale, dodici poveri venivano invitati a banchettare a spese delle autorità del tempo ha però alimentato il racconto popolare, contribuendo a consolidare l’identità simbolica del Bacanal.

Un Carnevale in attesa del verdetto

Oggi, a quasi cinque secoli di distanza, quella tradizione si confronta con delibere di giunta, regolamenti e ricorsi giudiziari. Mentre Verona si prepara a incoronare il Papà del Gnoco, il Carnevale 2026 resta sospeso tra storia e attualità, festa e conflitto istituzionale. Un boccone amaro che fatica ad andare giù, in attesa che i tribunali chiariscano chi avrà l’ultima parola su una delle tradizioni più antiche e sentite della città.

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