L'aquila dei Berici dello scultore Marco Martalar Martello di Mezzaselva
L'aquila dei Berici con il legno di Vaia ha un'ampiezza alare di quattro metri e mezzo
L'aquila dei Berici dello scultore Marco Martalar Martello di Mezzaselva
Il primo è stato il leone, finito alla mostra di Venezia. Poi è arrivato il drago di Vaia, che l’ha reso famoso. L’hanno seguito cervi, ricci, galli, perfino un angelo. Adesso c’è anche l’aquila. È una scultura in legno dall’apertura alare di quattro metri, che gli è stata commissionata da un professionista vicentino e si trova sui Colli Berici. L’autore è Marco Martello, in arte Martalar, artista di 51 anni di Mezzaselva di Roana. È stato giardiniere, meccanico, operaio ma nell’animo era soprattutto un’artista. E lui intagliava nel legno, come da tradizione, finché non è arrivata la tempesta Vaia, che ha distrutto 42 milioni di alberi. Paradossalmente, quella tempesta ha fatto emergere un nuovo lato del suo animo che s’è tradotto in opere di concezione diversa. Il legno gli è servito per costruire, anziché per essere intagliato. Per primo ha realizzato il leone, che già è imponente: 4 metri e mezzo d’altezza, 1.500 pezzi di alberi, 350 chili di peso. L’ha realizzato nel 2020 e ha timidamente chiesto alla Regione se erano interessati. Come risposta l’hanno piazzato come simbolo del Veneto alla mostra del cinema di Venezia.
Lo scultore Marco "Martalar" Martello
Poi Marco Martalar ha scolpito il drago alato, sempre utilizzando il legno di Vaia: si trova a Magré, frazione del comune di Lavarone, nell'Alpe Cimbra. Il drago è immenso: sei metri di altezza per sette di lunghezza. Ha impiegato mesi di lavoro, 3.000 viti e 2.000 pezzi di legno tra cui quelli dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco di 244 anni più alto d’Europa, sotto al quale – si racconta – si riposava anche Sigmund Freud in vacanza a Lavarone. Gli alberi abbattuti dalla furia della tempesta hanno trovato con questo scultore dell’altopiano un nuovo senso, a testimonianza che l’arte è sinonimo di vita.
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