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Truffe agli anziani tra Veneto e Nord Italia: sgominata banda con legami camorristici

11 misure cautelari, arresti e obblighi di dimora per un’organizzazione che sottraeva gioielli e contanti agli anziani, usando anche voci digitali per ingannarli

È stata smantellata dalla Squadra Mobile di Padova un’organizzazione criminale specializzata in truffe agli anziani, con ramificazioni tra Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo. Sono 11 le persone destinatarie di misure cautelari: due in carcere e nove sottoposte a obblighi di dimora e firma quotidiana in questura.

Al vertice della banda c’era un 32enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine e con legami con il clan camorristico del rione Forcella, arrestato nella sua abitazione di Napoli. Tra gli organizzatori figurano anche giovanissimi, tra cui una donna di 22 anni già con precedenti specifici e due ventenni, a cui è stato imposto il divieto di uscire di notte.

Sono 15 gli episodi contestati, due nel padovano e i restanti sparsi tra altre regioni del Nord Italia. Durante l’indagine sono stati recuperati gioielli e oggetti preziosi per oltre 400mila euro, già restituiti ai legittimi proprietari. Solo in provincia di Padova sono 671 le truffe denunciate, di cui 258 nel comune di Padova, confermando la diffusione e la gravità del fenomeno.

Il questore di Padova, Marco Odorisio, sottolinea la vulnerabilità degli anziani: «L’oro oscilla sui listini ufficiali intorno ai 115 euro al grammo, mentre sul mercato nero vale circa 75 euro. Le organizzazioni criminali, oltre alle tecniche tradizionali, utilizzano anche l’intelligenza artificiale per replicare le voci dei familiari e spingere le vittime a consegnare gioielli o contanti».

La tecnica della banda consisteva principalmente nel presentarsi come finti carabinieri o avvocati. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Claudia Brunno e diretta dal procuratore capo Angelantonio Racanelli, è iniziata oltre un anno fa. Gli autori dei reati sono trasferisti dalla Campania e alcuni già condannati in primo grado per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Racanelli ha precisato che le richieste di misure cautelari erano più severe, ma il GIP ha deciso diversamente in piena autonomia, confermando l’indipendenza del giudice rispetto alle richieste del pubblico ministero. Le ordinanze richieste risalivano al giugno dello scorso anno e sono state firmate solo recentemente, tempi considerati fisiologici per la complessità del caso.

Le indagini confermano la crescente sofisticazione delle organizzazioni criminali nella truffa agli anziani, che combinano metodi tradizionali e strumenti digitali avanzati, rendendo la vigilanza e la prevenzione strumenti fondamentali per proteggere le fasce più fragili della popolazione.

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