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Sanità
15.12.2025 - 17:38
Padova si conferma uno dei centri di riferimento nazionali nel campo dei trapianti di rene, anche grazie allo sviluppo della donazione samaritana, una delle forme più alte e complesse di solidarietà in ambito sanitario. È quanto emerge dalla conferenza stampa dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, che ha fatto il punto sull’attività trapiantologica e sulle esperienze maturate negli ultimi anni.
Dal 1988 a oggi, il Centro Trapianti di Padova ha effettuato 3.710 trapianti di rene, provenienti sia da donatore deceduto sia da donatore vivente, con una crescita costante nel tempo. In particolare, i trapianti da donatore vivente hanno raggiunto quota 856, rappresentando una risorsa sempre più rilevante per ridurre le liste d’attesa e migliorare gli esiti clinici.
Un capitolo specifico riguarda la donazione samaritana, ovvero la donazione di un rene da parte di una persona che non conosce il ricevente e non ottiene alcun beneficio personale. Un gesto raro, che richiede valutazioni cliniche, psicologiche ed etiche estremamente approfondite. Dal 2021 al marzo 2025, a Padova sono state valutate cinque persone come potenziali donatori samaritani, con età comprese tra i 26 e i 73 anni; l’80% dei candidati era di sesso maschile.
Il Centro Trapianti di Padova ha già maturato esperienze concrete:
nel 2018 il primo donatore samaritano ha permesso il trapianto di due pazienti coinvolgendo Padova e Palermo;
nel 2024 una donazione ha dato origine a una catena di trapianti incrociati tra Padova, Bologna e L’Aquila, con tre pazienti trapiantati;
nel 2025 un ulteriore donatore samaritano ha donato direttamente a un paziente in lista d’attesa per trapianto da donatore deceduto.
Alla base di questi percorsi c’è un rigoroso protocollo di valutazione: il donatore deve essere pienamente capace di intendere e volere, libero da pressioni esterne, adeguatamente informato sui rischi e seguito anche dopo la donazione. Centrale è il ruolo dello psicologo, coinvolto in tutte le fasi del percorso, dalla valutazione iniziale all’accompagnamento post-operatorio, in un lavoro costante di équipe multidisciplinare.
«La sfida etica – è stato sottolineato – consiste nel bilanciare il rispetto dell’autonomia del donatore con la necessità di proteggerlo da rischi, condizionamenti o fragilità non immediatamente visibili». Un equilibrio delicato, che Padova affronta con competenze consolidate e un modello organizzativo riconosciuto a livello nazionale.
La donazione samaritana resta un evento raro, ma rappresenta un segnale potente: la possibilità che l’altruismo individuale si trasformi, grazie alla medicina e all’organizzazione sanitaria, in una concreta opportunità di vita per più pazienti.
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