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Donazione samaritana, Padova all’avanguardia nei trapianti di rene

Padova, eccellenza nei trapianti renali: 3.710 interventi e 856 donazioni da vivente, con percorsi di donazione samaritana sostenuti da rigore clinico, valutazione psicologica ed equilibrio etico

Padova si conferma uno dei centri di riferimento nazionali nel campo dei trapianti di rene, anche grazie allo sviluppo della donazione samaritana, una delle forme più alte e complesse di solidarietà in ambito sanitario. È quanto emerge dalla conferenza stampa dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, che ha fatto il punto sull’attività trapiantologica e sulle esperienze maturate negli ultimi anni.

Dal 1988 a oggi, il Centro Trapianti di Padova ha effettuato 3.710 trapianti di rene, provenienti sia da donatore deceduto sia da donatore vivente, con una crescita costante nel tempo. In particolare, i trapianti da donatore vivente hanno raggiunto quota 856, rappresentando una risorsa sempre più rilevante per ridurre le liste d’attesa e migliorare gli esiti clinici.

Un capitolo specifico riguarda la donazione samaritana, ovvero la donazione di un rene da parte di una persona che non conosce il ricevente e non ottiene alcun beneficio personale. Un gesto raro, che richiede valutazioni cliniche, psicologiche ed etiche estremamente approfondite. Dal 2021 al marzo 2025, a Padova sono state valutate cinque persone come potenziali donatori samaritani, con età comprese tra i 26 e i 73 anni; l’80% dei candidati era di sesso maschile.

Il Centro Trapianti di Padova ha già maturato esperienze concrete:

  • nel 2018 il primo donatore samaritano ha permesso il trapianto di due pazienti coinvolgendo Padova e Palermo;

  • nel 2024 una donazione ha dato origine a una catena di trapianti incrociati tra Padova, Bologna e L’Aquila, con tre pazienti trapiantati;

  • nel 2025 un ulteriore donatore samaritano ha donato direttamente a un paziente in lista d’attesa per trapianto da donatore deceduto.

Alla base di questi percorsi c’è un rigoroso protocollo di valutazione: il donatore deve essere pienamente capace di intendere e volere, libero da pressioni esterne, adeguatamente informato sui rischi e seguito anche dopo la donazione. Centrale è il ruolo dello psicologo, coinvolto in tutte le fasi del percorso, dalla valutazione iniziale all’accompagnamento post-operatorio, in un lavoro costante di équipe multidisciplinare.

«La sfida etica – è stato sottolineato – consiste nel bilanciare il rispetto dell’autonomia del donatore con la necessità di proteggerlo da rischi, condizionamenti o fragilità non immediatamente visibili». Un equilibrio delicato, che Padova affronta con competenze consolidate e un modello organizzativo riconosciuto a livello nazionale.

La donazione samaritana resta un evento raro, ma rappresenta un segnale potente: la possibilità che l’altruismo individuale si trasformi, grazie alla medicina e all’organizzazione sanitaria, in una concreta opportunità di vita per più pazienti.

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