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No Trivelle

Il Polesine unito è sceso in piazza per dire No alle Trivellazioni

Amministratori di ogni schieramento politico hanno chiesto al Governo di fermare la ricerca di idrocarburi 

Manifestazione No Trivelle

Adria: Manifestazione No Trivelle

Associazioni Ambientaliste, mondo politico, Consorzio di Bonifica e cittadini, sono scesi in piazza per dire No alle Trivellazioni in terraferma e in alto Adriatico

Adria: Amministratori uniti, al di là delle appartenenze politiche, per un obiettivo comune: dire no alle trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi in Polesine e in alto Adriatico. È questa l’immagine arrivata da Adria con la manifestazione di febbraio, che ha visto la partecipazione di numerose fasce tricolori e rappresentanti istituzionali, segno di un fronte compatto capace di superare divisioni e schieramenti.

Nel corso dell’iniziativa Il Sindaco di Adria ha letto il documento approvato all’unanimità dal Consiglio comunale. Un testo che impegna i parlamentari eletti in Veneto ed Emilia Romagna a presentare un ordine del giorno unitario per bloccare l’iter autorizzativo delle 34 licenze di ricerca di idrocarburi attualmente al vaglio del Ministero dell’Ambiente e per sancire il divieto assoluto di estrazioni di gas metano nel Polesine e nell’Alto Adriatico, territori considerati fragili dal punto di vista ambientale, idrogeologico ed economico.

Accanto al sindaco e all’amministrazione comunale erano presenti numerosi sindaci Polesani e il Consorzio di Bonifica Delta del Po, che ha ricordato i milioni di euro investiti ogni anno per garantire la sicurezza di un territorio che si trova mediamente sotto il livello del mare da uno a tre metri, grazie al lavoro costante delle idrovore.

Netta anche la posizione di Italia Nostra: “Auspichiamo che il governo retroceda dalla decisione di concedere le autorizzazioni per le trivellazioni per la ricerca ed estrazione di idrocarburi in Polesine in modo definitivo”.

A portare dati e numeri è stata Legambiente: “I numeri parlano chiaro: dai giacimenti in Alto Adriatico si possono prendere 2,5 miliardi di metri cubi all’anno, a fronte di un fabbisogno annuo di oltre 70 miliardi. Anche se questo gas fosse regalato sarebbe troppo poco per incidere sul prezzo di mercato. In 10, 15 anni di estrazioni, vita stimata di questi giacimenti, sarebbero 30, 40 miliardi di metri cubi in tutto. Briciole. Lo stesso ministro Urso ha ammesso che si potrebbe ripartire dagli impianti esistenti, senza nuove perforazioni. Allora perché insistere? Perché dietro questa operazione non ci sono i cittadini: ci sono le compagnie energetiche. Chi vive in Polesine sa già come va a finire. Non è una minaccia astratta: è già accaduto.”

Tra i rappresentanti politici intervenuti l’onorevole Nadia Romeo (Pd), l’assessore regionale Valeria Mantovan (FdI), i consiglieri regionali Cristiano Corazzari (Lega) e Rossella Cedron (Liste Civiche), il presidente della Provincia Enrico Ferrarese i primi cittadini dei comuni che sarebbero coinvolti se venissero concesse le 34 autorizzazioni: Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Ariano nel Polesine e Corbola. Ma il sostegno e il supporto è arrivato anche dai comuni Polesani, sia bagnati dal mare, come Porto Viro, Porto Tolle, Rosolina, e sia dell’entroterra come  San Bellino, Bosaro, Occhiobello, Lendinara, Canaro, Bagnolo di Po, Pettorazza, Loreo, Badia Polesine, Papozze, Gaiba, San Martino di Venezze, Fratta Polesine, Villadose, Giacciano con Baruchella, Ceregnano, Pettorazza, Stienta.

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