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“Riprendiamoci la notte”: il progetto di solidarietà che aiuta i senzatetto di Mestre e Marghera

Ogni settimana, i volontari di Rivolta e Pandora distribuiscono beni di prima necessità e supporto

“Riprendiamoci la notte”: il progetto di solidarietà che aiuta i senzatetto di Mestre e Marghera

Foto di repertorio

Ogni mercoledì sera, i volontari del centro sociale Rivolta e del laboratorio Pandora si incontrano per dare vita a “Riprendiamoci la notte”, un'iniziativa solidale che offre supporto alle persone senza dimora nei quartieri di Mestre, Marghera e Venezia. Il progetto, che ha come obiettivo la distribuzione di beni essenziali, è nato dalla volontà di rispondere a un'emergenza sociale crescente e di osservare le dinamiche della vita sulla strada.

Tra le 20 e le 25 persone partecipano regolarmente all'iniziativa. I gruppi si spostano in diverse zone frequentate dai senzatetto, come il parcheggio sotto il cavalcavia di via Ca' Marcello, il sottopasso della stazione ferroviaria di Mestre, via Piave, e i giardini Papadopoli di piazzale Roma. Qui, i volontari distribuiscono coperte, abiti, cibo e bevande calde per aiutare chi vive per strada a superare le difficoltà delle notti più fredde.

Un progetto con uno sguardo lungo

Non si tratta solo di un'iniziativa umanitaria, ma anche di un'opportunità per analizzare e comprendere un fenomeno sociale sempre più complesso. «Ci sono molteplici ragioni per cui una persona finisce per vivere in strada», spiegano Sebastiano Bergamaschi e Laura Fontolan, portavoce del Rivolta e di Pandora. «Ci sono persone con dipendenze, ma anche lavoratori che non riescono a pagare un affitto, migranti senza permesso di soggiorno e chi ha subito un'inversione di fortuna che ha trasformato la vita in un dramma sociale».

L'iniziativa ha registrato circa duecento persone diverse durante lo scorso inverno, e i volontari svolgono un’azione di monitoraggio delle presenze per mappare le condizioni di vita di chi è costretto a vivere per strada. Un lavoro di osservazione che mira a far emergere le necessità di chi non ha una casa, ma anche a sensibilizzare la comunità sulle difficoltà che queste persone devono affrontare ogni giorno.

Una risposta alla morte di Giacomo Gobbato

Il progetto “Riprendiamoci la notte” nasce come una risposta alla morte di Giacomo “Jack” Gobbato, un attivista che aveva sensibilizzato la città sui temi dell'abitare e dei diritti sociali. Da quella mobilitazione, è nata una rete di supporto che chiede, tra le altre cose, una riqualificazione urbana che metta al centro le persone più vulnerabili e una gestione degli spazi pubblici più inclusiva.

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