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L'angolo dei misteri

L'inferno in Val di Fiemme: la storia delle streghe di Cavalese

Molto prima di Salem, il Trentino visse la sua stagione di sangue

L'inferno in Val di Fiemme: la storia delle streghe di Cavalese

Foto di repertorio

C’è un prato, poco lontano dal centro di Cavalese, che ancora oggi trasmette un’inquietudine sottile. Lo chiamano il "Dosso delle Streghe". Qui, tra il 1501 e il 1505, la terra bevve il sangue di decine di donne e uomini, vittime di una delle cacce alle streghe più feroci e meglio documentate d’Europa.

Il patto di sangue sul Monte de la Marmoleda

Tutto ebbe inizio con una serie di carestie e tempeste che misero in ginocchio la valle. Qualcuno doveva essere colpevole. Iniziò così una spirale di denunce che porterà alla sbarra contadine, madri e persino interi nuclei familiari.

Secondo i verbali dell'epoca – scritti con una precisione burocratica che mette i brividi – le imputate venivano accusate di aver stretto un "Patto col Diavolo". Si diceva che si riunissero al Passo San Lugano per danzare nude, profanare l'ostia consacrata e scatenare grandinate devastanti strofinando bastoni magici nei torrenti.

La tortura: il prezzo della "verità"

L'aspetto più terrificante della vicenda non sono le leggende, ma i metodi usati dai giudici inviati dal vescovo di Trento. Per ottenere le confessioni, le donne venivano sottoposte a:

Il tratto di corda: appese per le braccia fino alla lussazione delle spalle.

La privazione del sonno: giorni interi senza chiudere occhio sotto interrogatorio.

Il rogo finale: una volta "estorta" la verità, la sentenza era quasi sempre la morte per fuoco.

Margherita, soprannominata "la Malghera", fu una delle prime a cedere. Sotto tortura descrisse nei dettagli il banchetto con Satana, trascinando con sé decine di altre donne in un effetto domino di terrore che decimò la popolazione locale.

Il Dosso della Memoria

Oggi il Dosso delle Streghe è un luogo di silenzio, ma la Valle di Fiemme non ha dimenticato. Ogni anno, rievocazioni storiche ricordano quegli eventi per rendere giustizia a persone che non erano maghe, ma solo capri espiatori di una società terrorizzata dall'ignoto.

Se camminate su quel prato al calar del sole, ricordate che sotto i vostri piedi arse un fuoco alimentato dal fanatismo e dal pregiudizio. Le "streghe" di Cavalese non cercavano il Diavolo: stavano solo cercando di sopravvivere in un mondo che aveva deciso di bruciarle.

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