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Lavoro ibrido e smart working: non solo flessibilità, ma leva strategica per le organizzazioni

Ricerca PRIN di Ca’ Foscari, Pisa e Udine evidenzia il ruolo di leadership, coesione sociale e valutazione continua delle performance

Lavoro ibrido e smart working: non solo flessibilità, ma leva strategica per le organizzazioni

Foto di repertorio

Il lavoro ibrido e lo smart working stanno trasformando profondamente le organizzazioni, non solo come strumento di flessibilità, ma come leva strategica per migliorare performance, relazioni e attrazione dei talenti. A confermarlo è il progetto PRIN “Blending the physical and the virtual workplace”, guidato dall’Università Ca’ Foscari Venezia insieme alle Università di Pisa e Udine, presentato recentemente al seminario Dalla Ricerca all’Azione: implementare il lavoro ibrido nelle organizzazioni.

Secondo i dati raccolti, nel 2025 circa 3,57 milioni di lavoratori italiani hanno operato almeno parzialmente in modalità remota. L’analisi di Ca’ Foscari evidenzia come il lavoro ibrido richieda una leadership relazionale, capace di orchestrare le connessioni tra singoli, team e inter-team, valorizzando fiducia e collaborazione. La gestione delle modalità di lavoro incide direttamente su coesione sociale, qualità delle decisioni e performance complessive.

Lo studio di Pisa si concentra sulla valutazione delle performance, mostrando una transizione verso pratiche continue, dialogiche e contestualizzate, basate su feedback frequenti e obiettivi condivisi. La HR diventa così un attore strategico per sostenere l’hybrid work, accompagnando manager e collaboratori in processi di accountability e fiducia reciproca.

L’Università di Udine evidenzia inoltre l’impatto del lavoro ibrido sul mercato del lavoro e sulla competizione per i talenti: la possibilità di lavorare da remoto aumenta il valore percepito della retribuzione e diventa un elemento decisivo per attrarre e trattenere professionisti qualificati, soprattutto nel settore ICT e tra i genitori.

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