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25.02.2026 - 11:23
Foto di repertorio
Il panorama politico veneziano è in continua evoluzione, e tra i volti emergenti c'è Simone Venturini, un giovane politico che, a 38 anni, si è già distinto nel panorama dell'amministrazione comunale. Originario di Marghera, Venturini rappresenta un'alternativa ai soliti schemi e si propone come candidato sindaco per il centrodestra. In questa intervista, ci racconta della sua visione per il futuro di Venezia, le sue priorità politiche e come affronta le sfide di una città che vuole crescere, ma senza perdere la sua identità storica.
Simone, ti proponi come una figura di rinnovamento per Venezia. Cosa significa per te “restituire Venezia ai veneziani”?
Venezia è una città unica, ma per troppo tempo è stata trattata come un museo a cielo aperto, destinata solo al turismo e agli interessi di pochi. La mia visione è quella di una città che torni ad essere vivibile per chi ci vive, dove l’innovazione e la tecnologia possano convivere con la tradizione, senza sacrificare il suo patrimonio. Restituire Venezia ai veneziani significa restituire a ogni cittadino la possibilità di sentirsi parte di una comunità attiva, capace di proiettarsi nel futuro, senza però dimenticare le radici storiche che la rendono speciale. Questo implica una politica che non si limiti solo a salvaguardare l’aspetto architettonico, ma che lavori per una crescita sostenibile, che renda la città viva, accessibile e inclusiva.
Quali sono i tuoi principali progetti per Venezia, soprattutto in relazione alle sfide urbanistiche e ambientali della città?
Venezia è una città che, nonostante la sua bellezza, ha bisogno di un serio lavoro di riqualificazione. Le zone industriali come Marghera, un tempo cuore pulsante dell'economia, devono essere rilanciate attraverso la creazione di nuovi centri di ricerca e sviluppo. Un progetto che mi sta molto a cuore è la valorizzazione del Parco scientifico Vega, che rappresenta una risorsa fondamentale per l’innovazione. Ma non basta. Dobbiamo anche affrontare con decisione la questione del waterfront e della gestione delle aree vicino alla laguna. Le sfide ambientali sono enormi e necessitano di soluzioni che sappiano coniugare la protezione dell'ambiente con lo sviluppo economico.
Il tema delle Olimpiadi estive a Venezia ha sollevato molti dibattiti. Qual è la tua posizione a riguardo?
Personalmente, credo che le Olimpiadi non siano più una possibilità concreta per Venezia. Il modello olimpico è cambiato, e ciò che oggi è necessario per ospitare un evento di quella portata coinvolgerebbe un'area molto più vasta, che si estenderebbe ben oltre la città stessa, inglobando gran parte del Nord-Est. Tuttavia, una candidatura simile potrebbe essere una grande opportunità per valorizzare l’intera area del Triveneto. La mia priorità, però, rimane quella di rendere Venezia una città sostenibile, capace di attrarre non solo turisti, ma anche nuove industrie e centri di ricerca, facendo della città un punto di riferimento nell'innovazione tecnologica.
L'integrazione delle comunità straniere è una tematica importante. Come pensi di affrontare questa sfida, in particolare con le comunità come quella bengalese, che spesso vivono in condizioni difficili?
L'integrazione non è solo una questione di servizi, ma di cultura e accoglienza. È fondamentale garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine, le stesse opportunità. Ciò significa migliorare l'accesso ai servizi pubblici, potenziare l'assistenza sanitaria e l’educazione, e lavorare per ridurre le disuguaglianze, soprattutto in tema di condizioni abitative. A Venezia, dove la questione del caro affitti è particolarmente grave, è necessario un piano di riqualificazione urbana che preveda l’edificazione di abitazioni a prezzi accessibili per le famiglie, per non lasciare indietro nessuno.
L'area di Marghera è da sempre uno dei tuoi punti di riferimento. Come pensi di rilanciare quest’area, che rappresenta una parte importante del tessuto economico e sociale veneziano?
Marghera è una zona che ha subito molti cambiamenti negli anni. Un tempo era il cuore industriale di Venezia, oggi è un'area che ha bisogno di un rilancio deciso. Il progetto che propongo riguarda il recupero delle aree industriali dismesse, come l'ex Vega, con la creazione di spazi dedicati alla ricerca, all’innovazione e alle nuove industrie. Questo non solo creerebbe nuovi posti di lavoro, ma contribuirebbe a una riqualificazione urbana che rispetti l’ambiente. Ma c’è anche un altro aspetto importante: la riqualificazione deve essere inclusiva, coinvolgendo la comunità locale in un processo di sviluppo che porti beneficio a tutti.
Il tuo progetto per Venezia punta molto sulla tecnologia e l'innovazione. In che modo queste dimensioni possono contribuire al rilancio della città?
Venezia deve essere un luogo dove la tradizione incontra il futuro. La città ha un grande potenziale in settori come le tecnologie emergenti, l’intelligenza artificiale e il digitale. Dobbiamo attrarre investimenti e talenti in questi settori, e farlo significa creare le condizioni per una fioritura di startup e centri di ricerca. Il Parco Vega è un ottimo esempio di come Venezia possa diventare un hub di eccellenza nell’ambito scientifico e tecnologico. In questo modo, la città non sarà più solo una meta turistica, ma anche una fucina di idee e innovazioni.
Infine, come vedi il futuro di Venezia nel panorama politico italiano?
Venezia ha una posizione unica, e ha bisogno di un’amministrazione capace di guardare al futuro con visione e pragmatismo. Il panorama politico italiano sta attraversando una fase di grande trasformazione, e Venezia non può restare indietro. La politica veneziana deve essere capace di affrontare le sfide globali, come la sostenibilità, l’innovazione e l’inclusività, senza dimenticare la sua tradizione culturale e storica. Il futuro della città dipenderà dalla capacità di abbracciare il cambiamento, ma anche di rispettare e proteggere ciò che di unico e prezioso ha da offrire.
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