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ULSS3 Serenissima, il bilancio di fine mandato di Edgardo Contato: “La sanità veneziana ora un punto di riferimento nazionale”

Dai riconoscimenti di Agenas e Accreditation Canada alle case della comunità finanziate con il PNRR, il direttore generale uscente ripercorre cinque anni di successi

Foto della conferenza

Foto della conferenza

Con un ringraziamento alla stampa e un bilancio articolato dei cinque anni alla guida dell’azienda sanitaria, Edgardo Contato, direttore generale uscente dell’ULSS3 Serenissima, ha tracciato il consuntivo del proprio mandato, rivendicando risultati, investimenti e una visione strategica centrata sull’equilibrio tra ospedale e territorio.

«In questi anni ci avete accompagnati con attenzione e garbo», ha esordito rivolgendosi ai giornalisti. Un rapporto, ha sottolineato, costruito nel tempo e messo alla prova durante l’emergenza Covid, quando comunicazione e sanità si sono trovate a operare in stretta sinergia: «Ognuno ha fatto il proprio mestiere. Noi cercando di sostenere cittadini, comunità ed economia; voi facendo da cinghia di trasmissione verso il territorio».

I numeri restituiscono la dimensione dell’ULSS3: 8.000 dipendenti diretti, circa 10.000 nell’indotto e un bilancio che supera il miliardo di euro. «Gestiamo il bene più prezioso, la salute», ha ricordato Contato, definendo il percorso compiuto «importante, difficile, pieno di insidie, ma con risultati concreti».

Tra questi, i riconoscimenti arrivati nell’ultimo scorcio di mandato.

Il primo è quello di Agenas, che ha indicato l’Ospedale dell’Angelo come migliore ospedale d’Italia. «In una sanità considerata tra le migliori al mondo, è un risultato enorme», ha affermato Contato, attribuendo il merito ai professionisti e alla qualità relazionale degli operatori: empatia, accoglienza, rispetto.

A questo si aggiungono le certificazioni di Accreditation Canada per i percorsi Stroke ed Emergenza-Urgenza, giudicati conformi agli standard internazionali dell’ente certificatore. «Un riconoscimento non scontato», ha rimarcato il direttore.

Tutti gli ospedali aziendali hanno inoltre ottenuto i “bollini rosa” per l’attenzione alla salute femminile, mentre l’UNICEF ha certificato l’attenzione delle strutture verso i bambini.

«Quando una persona entra in sala operatoria si affida totalmente a noi. Ciò che resta è l’attenzione umana al risveglio. Questo è il segreto del nostro lavoro».

Uno dei capitoli centrali del mandato è stato il rinnovamento dei vertici clinici: 65 nuovi primari nominati in cinque anni. «Le direzioni passano, i dirigenti restano», ha osservato Contato. Una scelta strategica per garantire continuità, indipendentemente dall’avvicendamento alla guida aziendale.

«Abbiamo cercato persone capaci, con competenze professionali ed empatia adeguata. Le abbiamo scelte per tutti gli ospedali: Mestre, Dolo, Mirano, Chioggia, Noale, Venezia, senza gerarchie tra strutture».

Un passaggio accompagnato dal ringraziamento ai collaboratori più stretti, con cui – ha sottolineato – «non abbiamo mai litigato in cinque anni».

Il direttore uscente ha rivendicato anche la riaffermazione del ruolo di Venezia nel sistema sanitario regionale. «Non è un luogo marginale», ha detto, ricordando la presenza in città della centrale regionale del 116-117 e la futura centrale unica del 112.

«Venezia è un simbolo internazionale. Anche la sua sanità deve essere un luogo di eccellenza».

Ma il punto strategico del mandato, secondo Contato, è il riequilibrio tra ospedale e territorio. «All’inizio tutto ruotava attorno agli ospedali. Ma la sanità del futuro è quella territoriale, soprattutto con una popolazione che invecchia».

La logica è quella di mantenere l’anziano nel proprio contesto di vita, riducendo ricoveri impropri e favorendo assistenza domiciliare, telemedicina e servizi di prossimità, in linea con le opportunità offerte dal PNRR.

In quest’ottica si inseriscono le case della comunità: tre già attive e accreditate, un primato regionale secondo l’azienda. Progetti avviati a Mira e Marghera – attesi da anni – e un piano di investimenti diffuso su tutto il territorio.

Particolare attenzione è stata riservata alle aree considerate più periferiche, come Chioggia e Noale, con investimenti su hospice e ospedali di comunità. «Nessuno deve essere lasciato indietro. Anche nel fine vita, ognuno deve avere le stesse opportunità di assistenza».

Quanto al futuro e alle nomine, Contato ha scelto la linea del “no comment”: «Spetta alla politica decidere. Io non interferisco». Un passaggio accompagnato da parole di stima per la guida regionale e dalla convinzione che «le decisioni saranno nell’interesse della comunità».

Sabato, ha ricordato, terminerà formalmente il suo incarico. «Non avrò più il patema del lunedì mattina», ha detto con una punta di ironia. Ma l’impianto costruito – dai primari ai servizi territoriali – resterà.

Un’eredità che, nelle sue parole, è fatta di investimenti, riorganizzazione e soprattutto di capitale umano: «La vera forza della più grande azienda della provincia di Venezia sono le persone che ci lavorano».

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